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SCAMBIO DI INFORMAZIONI SUL CODICE DI CONDOTTA RELATIVO AGLI ASPETTI POLITICO- MILITARI DELLA SICUREZZA
2025 INDICE
QUESTIONARIO SUL CODICE DI CONDOTTA RELATIVO AGLI ASPETTI POLITICO-MILITARI DELLA SICUREZZA....................................................................................................................... 4 SEZIONE I ................................................................................................................................ 4 ELEMENTI INTERSTATALI ....................................................................................................... 4 1. Misure per prevenire e combattere il terrorismo ..................................................... 4 2. Stazionamento di forze armate su territori stranieri .............................................. 29 3. Attuazione di altri impegni internazionali connessi al Codice di condotta ............ 30 SEZIONE II ............................................................................................................................. 32 ELEMENTI INTRASTATALI ..................................................................................................... 32 1. Processi decisionali e di pianificazione a livello nazionale ...................................... 32 2. Procedure e strutture esistenti ................................................................................ 33 3. Procedure relative al personale di forze diverse ..................................................... 36 4. Applicazione di altre norme, decisioni e principi politici e del diritto umanitario internazionale................................................................................................................... 42 SEZIONE III ............................................................................................................................ 46 ACCESSO DEL PUBBLICO E CONTATTI .................................................................................. 46 1. Accesso del pubblico ................................................................................................. 46 2. Contatti ...................................................................................................................... 46 UPDATED INDICATIVE LIST OF ISSUES PERTAINING TO WOMEN PEACE AND SECURITY TO BE PROVIDED IN THE QUESTIONNAIRE ON THE OSCE CODE OF CONDUCT ...................... 48 3.1 PREVENTION ............................................................................................................... 48 1. National Action Plan on UNSCR 1325....................................................................... 50 2. Measures to prevent sexual and gender-based harm............................................. 52 3. Leadership, accountability and assurance ............................................................... 55 4. Sharing of good practice ........................................................................................... 56 3.2 PARTICIPATION........................................................................................................... 57 1. Measures to increase the number of women in general and in decision-making positions in the armed forces and the ministry of defence (and other security forces- optional). .......................................................................................................................... 58 2. Measures to increase the numbers of women and specialist WPS advisers in peacekeeping forces......................................................................................................... 60 3. Democratic oversight of Security Forces and WPS .................................................. 61
2 3.3 PROTECTION ............................................................................................................... 62 1. Measures to embed protection of women and girls in operations and international missions ...................................................................................................... 62 2. Investigating alleged violations ................................................................................ 63 3. Other measures to protect women and girls ........................................................... 63 3.4 SUSTAINING PEACE .................................................................................................... 64 3.5 FINAL REFLECTIONS .................................................................................................... 65 1. What do you consider biggest obstacles as well as what are the priorities for your country on WPS in the context of the Code of Conduct? ............................................... 65 2. Would you like to share any additional information, clarification or details? ...... 65 ANNEX III – VOLUNTARY INFORMATION ON CHILDREN AND ARMED CONFLICT ............. 66
3 QUESTIONARIO SUL CODICE DI CONDOTTA RELATIVO AGLI ASPETTI POLITICO-MILITARI DELLA SICUREZZA
SEZIONE I ELEMENTI INTERSTATALI
1. Misure per prevenire e combattere il terrorismo
1.1 A quali accordi o convenzioni (universali, regionali, sub-regionali e bilaterali) relative alla prevenzione e al contrasto del terrorismo ha aderito il vostro Stato?
CONVENZIONI DELLE NAZIONI UNITE Convenzione sui reati commessi a bordo di aeromobili Tokyo, 14 settembre 1963
Convenzione per la repressione della cattura illecita di aeromobili L’Aia, 16 dicembre 1970
Convenzione per la repressione degli atti illeciti rivolti contro la sicurezza Montreal, 23 settembre 1971 dell’aviazione civile
Convenzione sulla prevenzione e repressione dei reati contro le persone New York, 14 dicembre 1973 internazionalmente protette, compresi gli agenti diplomatici
Convenzione contro la cattura degli ostaggi New York, 17 dicembre 1979
Convenzione sulla protezione fisica dei materiali nucleari Vienna, 3 marzo 1980
Protocollo per la repressione degli atti illeciti di violenza negli aeroporti adibiti Montreal, 24 febbraio 1988 all’aviazione civile internazionale
Convenzione per la repressione dei reati diretti contro la sicurezza della Roma, 10 marzo 1988 navigazione marittima
Protocollo per la repressione di atti illeciti contro la sicurezza delle piattaforme Roma, 10 marzo 1988 fisse situate sulla piattaforma continentale
Convenzione sulla marcatura di esplosivi plastici e in foglie ai fini di Montreal, 1 marzo 1991 identificazione
Convenzione per la repressione degli attentati terroristici Mediante utilizzo di New York, 15 dicembre 1997 esplosivo
Convenzione per la soppressione del finanziamento del terrorismo New York, 9 dicembre 1999
Convenzione e Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato Palermo, 15 novembre 2000 e 31 transnazionale maggio 2001
Convenzione sulla repressione degli atti di terrorismo nucleare New York, 14 settembre 2005
ALTRE CONVENZIONI INTERNAZIONALI Convenzione europea per la soppressione del terrorismo Strasburgo, 27 gennaio 1977
Convenzione di Budapest sulla criminalità informatica Budapest, 23 novembre 2001
Convenzione del Consiglio d’Europa sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la Varsavia, 8 giugno 2005 confisca dei proventi di reato e sul finanziamento del terrorismo
4 Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Riga, 22 ottobre 2015 prevenzione del terrorismo
ACCORDI BILATERALI Protocollo tra il Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana e il Ministero dell’Interno della Repubblica di Albania Tirana, 3 novembre 2017 ALBANIA per il rafforzamento della collaborazione bilaterale nel contrasto al terrorismo e alla tratta di esseri umani.
Frontex status agreement 5 ottobre 2023
Accordo di cooperazione in materia di terrorismo, Algeri, 22 novembre 1999 – in ALGERIA criminalità organizzata, traffico illecito di sostanze vigore dal 28 gennaio 2008 stupefacenti e psicotrope ed immigrazione illegale.
Luanda, 19 aprile 2012; non Accordo di cooperazione in materia di sicurezza e ordine ANGOLA ancora vigente sul piano pubblico internazionale
Verbale di incontro tra Ministri dell’Interno Riyadh, 15 febbraio 2005 ARABIA SAUDITA Accordo di cooperazione in materia di lotta alla criminalità Roma, 6 novembre 2007 – in Accordo di Cooperazione nel campo della difesa vigore dal 11 novembre 2009
Accordo sulla cooperazione nella lotta contro il terrorismo, Roma, 6 ottobre 1992 – in il traffico illecito internazionale di stupefacenti e la vigore dal 3 aprile 1996 criminalità organizzata.
ARGENTINA Memorandum d’intesa tra l’Italia e l’Argentina per la Buenos Aires, 6 ottobre 1999; Cooperazione nella lotta alla criminalità organizzata, ai non ancora vigente sul piano traffici illeciti ed al terrorismo internazionale. internazionale
Accordo di cooperazione in materia di sicurezza Buenos Aires, 8 maggio 2017
Roma, 23 aprile 2010 – in vigore ARMENIA Accordo in materia di cooperazione di polizia dal 25 ottobre 2010
Memorandum d’Intesa per il rafforzamento della AUSTRALIA Istanbul, 24 novembre 2021 collaborazione di polizia
Memorandum d’intesa per conferire seguiti concreti agli accordi presi a Roma dai. Ministri dell’Interno italiano ed Vienna, 1 ottobre 2002 austriaco ed individuare ulteriori materie di collaborazione. AUSTRIA Accordo fra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica d’Austria in materia di cooperazione di Vienna, 11 luglio 2014 polizia.
Accordo di cooperazione tra il Ministero dell’Interno della AZERBAIGIAN Repubblica Italiana e il Ministero degli Affari Interni della Roma, 5 novembre 2012 Repubblica di Azerbaijan.
Intesa tecnica fra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del BELGIO Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana e la Polizia Roma, 2 febbraio 2017 Federale Belga.
BOSNIA Accordo contro la criminalità organizzata e il traffico di droga Sarajevo, 28 gennaio 2002 - in ERZEGOVINA vigore dal 26 ottobre 2007
5 Memorandum d’intesa tra il Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana Dipartimento della Pubblica Sicurezza e Roma, 21 settembre 2021 il Ministero dell’Interno della Repubblica di Bulgaria per il BULGARIA rafforzamento della sicurezza nelle zone turistiche.
Accordo di cooperazione di polizia in materia di lotta alla Roma, 12 aprile 1999 – in vigore criminalità organizzata dal 16 febbraio 2001
Memorandum d’intesa tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana CANADA Vienna, 30 novembre 2023 e la Polizia Reale a Cavallo del Canada sul rafforzamento della cooperazione di polizia e della capacity building
Praia, 8 luglio 2013 – non ancora CAPO VERDE Accordo di cooperazione di polizia vigente sul piano internazionale
Accordo bilaterale di cooperazione nella lotta contro il CILE Roma, 16 ottobre 1992 Terrorismo, la criminalità organizzata e il traffico di droga
Roma, 4 aprile 2001 – in vigore Accordo in materia di lotta alla criminalità dal 27 settembre 2004 CINA Protocollo di cooperazione tra il Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana e il Ministero della Pubblica Sicurezza Roma, 24 luglio 2017 della Repubblica Popolare Cinese.
Accordo di cooperazione nella lotta alla criminalità Nicosia, 28 giugno 2002 – in CIPRO organizzata ed altre forme di criminalità. vigore dal 27 luglio 2006
Roma, 28 maggio 20 13 – in COLOMBIA Accordo in materia di cooperazione di polizia vigore dal 1 feb. 2018
COREA DEL SUD Memorandum d’intesa in materia di cooperazione di polizia. Seoul, 7 maggio 2010
Dichiarazione di Intenti del Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana e del Ministro dell’Interno e della Sicurezza della Repubblica della Costa D’Avorio per il Roma, 31 gennaio 2020 rafforzamento della cooperazione in materia di migrazione COSTA e sicurezza D’AVORIO Accordo di cooperazione tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica della Costa d’Avorio in Abidjan, 22 marzo 2023 materia di migrazione e sicurezza. Non ancora vigente sul piano internazionale
L’Avana, 16 settembre 2014 - CUBA Accordo in materia di cooperazione di polizia non ancora vigente sul piano internazionale
Quito, 21 luglio 2016 - non ECUADOR Accordo in materia di cooperazione di polizia ancora vigente sul piano internazionale
EGITTO Accordo bilaterale di cooperazione di polizia Il Cairo, 18 giugno 2000
Accordo di cooperazione in materia di lotta alla criminalità San Salvador, 12 dicembre 2006 EL SALVADOR organizzata - in vigore dal 12 febbraio 2010
EMIRATI Abu Dhabi, 14 novembre 2005 - Accordo in materia di sicurezza ARABI UNITI in vigore dal 24 maggio 2007
6 Accordo di cooperazione sulla lotta contro la criminalità Tallinn, 8 settembre 2009 - in ESTONIA organizzata, il terrorismo e il traffico illecito di droga vigore dal 9 marzo 2015
Accordo contro il terrorismo, la criminalità ed il traffico di Parigi, 13 ottobre 1986 droga.
Dichiarazione congiunta tra i Ministri dell’Interno in materia Imperia, 1 luglio 2002 migratoria
Protocollo operativo fra il Dipartimento della P.S. e la Direzione Centrale della polizia giudiziaria del Ministero dell’Interno della Repubblica Francese finalizzato al Parigi, 17 gennaio 2012 rafforzamento della cooperazione in materia di lotta alla criminalità organizzata
Accordo tra i Ministri dell’Interno in materia di Lione, 3 dicembre 2012 in vigore cooperazione bilaterale per l’esecuzione di operazioni dal 1 aprile 2016 congiunte di polizia
FRANCIA Dichiarazione congiunta (XXX Vertice italo-francese) Lione, 3 dicembre 2012
Dichiarazione congiunta (XXXI Vertice italo-francese) Roma, 20 novembre 2013
Dichiarazione congiunta (XXXII Vertice italo-francese) Parigi, 24 febbraio 2015
Dichiarazione congiunta (XXXIII Vertice italo-francese) Venezia, 8 marzo 2016
Dichiarazione comune tra il Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza italiano e il Direttore Generale della Polizia Nazionale francese per lo scambio di Parigi, 14 febbraio 2017 informazioni ed il coordinamento operativo fra le rispettive reti di ufficiali di collegamento.
Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica francese per una cooperazione bilaterale rafforzata (l’art. 4 detta Roma, 26 novembre 2021 regole per la cooperazione di polizia) e relativo Programma di Lavoro italo-francese
Roma, 11 marzo 2010 - in vigore GEORGIA Accordo di cooperazione in materia di lotta alla criminalità dal 28 maggio 2010
GERMANIA Accordo sulla collaborazione tra le Polizie dei due Paesi Bonn, 22 ottobre 1993
Accordo di cooperazione nella lotta contro il traffico di Accra, 8 febbraio 2010 - non GHANA migranti, la tratta di esseri umani, l’immigrazione illegale e il ancora vigente sul piano terrorismo internazionale
Amman, 27 giugno 2011 - in GIORDANIA Accordo di cooperazione in materia di lotta alla criminalità. vigore dal 21 dicembre 2016
Accordo contro il terrorismo, la criminalità organizzata ed il Atene, 23 settembre1986 traffico di droga. GRECIA Roma, 10 gennaio 2000 - in Accordo sulla cooperazione di polizia. vigore dal 1 settembre 2003
Accordo contro il terrorismo, la droga e la criminalità Nuova Delhi, 6 gennaio 1998 - in INDIA organizzata. vigore dal 21 gennaio 2000
7 Roma, 31 ottobre 2002 - in IRAN Accordo di cooperazione di polizia in materia di sicurezza vigore dal 9 giugno 2004
IRAQ Memorandum in materia di cooperazione e di polizia Roma, 30 settembre 2009
Dichiarazione congiunta tra il direttore del Dipartimento di Pubblica Sicurezza ed il capo della polizia israeliana sulla Gerusalemme, 20 luglio 2004 ISRAELE cooperazione internazionale di polizia.
Roma, 2 dicembre 2013 - in Accordo in materia di pubblica sicurezza vigore dal 1 gennaio 2018
Accordo in materia di lotta alla criminalità organizzata, al Roma, 5 novembre 2009 - in KAZAKHSTAN traffico illecito di stupefacenti, al terrorismo e ad altre forme vigore dal 9 febbraio 2016 di criminalità.
Roma, 12 novembre 2020 - non Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo KOSOVO ancora vigente sul piano della Repubblica del Kosovo sulla cooperazione di polizia internazionale
Accordo contro il terrorismo, la criminalità organizzata, il Roma, 13 dicembre 2000 - in traffico illegale di stupefacenti e sostanze psicotrope e vigore dal 22 dicembre 2002 l’immigrazione clandestina
Protocollo di cooperazione per fronteggiare il fenomeno Tripoli, 29 dicembre 2007 dell’immigrazione clandestina
Protocollo concernente l’aggiunta di un articolo al Tripoli, 4 febbraio 2009 Protocollo firmato il 29.12.2007
LIBIA Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione (l’art. 19 Bengasi, 30 agosto 2008 - in detta regole per la cooperazione di polizia) vigore dal 2 marzo 2009
Nuovo Protocollo tecnico operativo per fronteggiare il Roma, 7 dicembre 2010 - in fenomeno dell’immigrazione clandestina; vigore dal 1 gennaio 2011
Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della Roma, 2 febbraio 2017 sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana
Roma, 1 dicembre 2014 - in MACEDONIA Accordo in materia di cooperazione di polizia vigore dal 29 maggio 2018 DEL NORD Frontex status agreement 1 aprile 2023
Memorandum d’intesa tecnico-operativa tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza Italiano e la Polizia di Malta per il Roma e La Valletta, 4 ottobre MALTA rafforzamento della cooperazione di polizia, nella lotta 2012 contro la tratta di esseri umani, l’immigrazione illegale, la criminalità organizzata e il terrorismo
Accordo di cooperazione tra la Repubblica italiana e il Regno del Marocco nella lotta contro il terrorismo, la criminalità Rabat, 16 gennaio 1987 MAROCCO organizzata ed il traffico di droga.
Protocollo aggiuntivo all’Accordo di cooperazione firmato a Roma, 16 dicembre 1996 Rabat il 16 gennaio 1987
8 Dichiarazione congiunta per l’istituzione di un partenariato Rabat, 1 novembre 2019 strategico multidimensionale
Roma, 3 luglio 2002 - in vigore Accordo contro la criminalità organizzata dal 5 maggio 2004 MOLDAVIA Protocollo di cooperazione Chisinau, 15 dicembre 2006
Frontex status agreement 1 novembre 2022
Roma, 25 luglio 2007 - in vigore Accordo di cooperazione contro la criminalità organizzata dal 22 novembre 2011
Accordo di collaborazione strategica tra il Governo della Roma, 6 febbraio 2010 - in Repubblica Italiana ed il Governo del Montenegro vigore dal 25 maggio 2015
MONTENEGRO Frontex status agreement 30 maggio 2023
Roma, 25 luglio 2007 - in vigore Accordo di cooperazione contro la criminalità organizzata dal 22 novembre 2011
Accordo di collaborazione strategica tra il Governo della Roma, 6 febbraio 2010 - in Repubblica Italiana ed il Governo del Montenegro vigore dal 25 maggio 2015
Niamey, 9 febbraio 2010 - in NIGER Accordo di cooperazione in materia di sicurezza. vigore dal 14 dicembre 2016
Roma, 12 settembre 2000 - in PANAMA Accordo contro la criminalità organizzata vigore dal 5 febbraio 2003
Roma, 24 ottobre 2002 - in PARAGUAY Accordo contro la criminalità organizzata vigore dal 23 agosto 2010
Varsavia, 4 giugno 2007 - in POLONIA Accordo lotta criminalità vigore dal 25 giugno 2009
Protocollo tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana e il Dipartimento per la cooperazione internazionale del Doha, 15 marzo 202 l Ministero dell’Interno dello Stato del Qatar per la QATAR collaborazione di polizia nei settori della gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica in occasione di grandi eventi
Memorandum d’intesa sulla lotta alla criminalità tra il Roma, 16 aprile 2012 - in vigore Governo della Repubblica Italiana ed il Governo dello Stato dal 5 febbraio 2018 del Qatar
Accordo contro il terrorismo, la criminalità organizzata e il Roma, 11 gennaio 1989 traffico di droga.
Memorandum d’Intesa sulla cooperazione bilaterale tra il REGNO UNITO Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica DI GRAN Italiana e il Primo Ministro del Regno Unito di Gran Bretagna BRETAGNA E Londra, 27 aprile 2023 e Irlanda del Nord (memorandum multisettoriale: al IRLANDA DEL paragrafo 3 tratta la materia migratoria e al paragrafo 4 la NORD cooperazione di polizia e giudiziaria)
Lettera di Intenti sottoscritta per l’Italia dal Ministro 5 giugno 2023 dell’Interno.
9 Accordo di cooperazione tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica ceca in materia di lotta Praga, 22 marzo 1999 - in vigore REP. CECA contro il terrorismo, la criminalità organizzata e il traffico dal 15 dicembre 1999 illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope.
Accordo sulla cooperazione per la prevenzione e la REP. SAN Roma, 29 febbraio 2012 - in repressione della criminalità tra l’Italia e la Repubblica di San MARINO vigore dal 4 febbraio 2015 Marino
Accordo sulla cooperazione nella lotta alla criminalità Roma, 5 novembre 2003 - in vigore dal 17 settembre 2009 FEDERAZIONE RUSSA Protocollo di cooperazione Roma, 20 gennaio 2006
Piano d’Azione Trieste, 26 novembre 2013
Accordo di cooperazione in materia di lotta alla criminalità organizzata, al narcotraffico e al terrorismo internazionale Roma, 18 dicembre 2008 - in SERBIA tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della vigore dal 6 novembre 2009 Repubblica di Serbia
Dichiarazione congiunta in materia di polizia Belgrado, 8 marzo 2012
Accordo contro il terrorismo, il traffico di sostanze Bratislava, 19 aprile 2002 - in SLOVACCHIA stupefacenti e la criminalità organizzata vigore dal 6 novembre 2002
Accordo bilaterale di cooperazione contro il terrorismo e la Madrid, 12 maggio 1987 SPAGNA criminalità organizzata.
Dichiarazione congiunta La Moncloa, 29 ottobre 2012
Accordo bilaterale di cooperazione sul terrorismo. Roma, 24 giugno 1986
Memorandum in materia di cooperazione nella lotta al Washington, 4 dicembre 2007 terrorismo.
Procedure operative riguardo allo scambio di informazioni Roma, 28 gennaio 2009 relative al monitoraggio antiterrorismo. STATI UNITI Accordo tra Italia e USA sul rafforzamento della D’AMERICA Roma, 28 maggio 2009 - in cooperazione nella prevenzione e lotta alle forme gravi di vigore dal 3 ottobre 2014 criminalità
Intesa di attuazione dell’accordo fra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo degli Stati Uniti d’America Ischia, 20 ottobre 2017 - non sul rafforzamento della cooperazione nella prevenzione e ancora vigente sul piano nella lotta alle forme gravi di criminalità fatto a Roma il 28 internazionale maggio 2009.
Roma, 14 ottobre 2013 - in SVIZZERA Accordo sulla cooperazione di polizia e doganale vigore dal 1 novembre 2016
Città del Capo, 17 aprile 2012 - SUDAFRICA Accordo di cooperazione in materia di sicurezza in vigore dal 30 gennaio 2015
SUDAN Memorandum d’Intesa sulla cooperazione di polizia. Roma, 3 agosto 2016
Tunisi, 13 dic. 2003 - in vigore TUNISIA Accordo contro la criminalità organizzata dal 21 dic. 2005
10 Protocollo d’intesa tra il C.A.S.A. e il Pole Securitaire pour la Tunisi, 10 maggio 2018 Lutte contre le Terrorisme et le Crime Organisè tunisino
Accordo di cooperazione sulla lotta ai reati gravi, in Roma, 8 maggio 2012 - in vigore TURCHIA particolare contro il terrorismo e la criminalità organizzata dal 1 aprile 2018
Accordo bilaterale di cooperazione in materia di lotta al Roma, 13 maggio 1997 - in UNGHERIA terrorismo, alla criminalità organizzata e al traffico di vigore dal 17 aprile 1998 stupefacenti e sostanze psicotrope.
Accordo bilaterale di cooperazione in materia di lotta alla Roma, 21 novembre 2000 - in UZBEKISTAN criminalità organizzata, al terrorismo ed al traffico di vigore dal 17 agosto 2001 sostanze stupefacenti e psicotrope.
Accordo fra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo Roma, 9 luglio 2014 - in vigore VIETNAM della Repubblica Socialista del Vietnam di cooperazione dal 30 novembre 2016 nella lotta alla criminalità.
Roma, 26 novembre 2004 – in YEMEN Accordo contro la criminalità vigore dal 15 giugno 2007
Memorandum of understanding in materia di contrasto al finanziamento del terrorismo tra United Nations Office of UNOCT 28 marzo 2019 Counter-Terrorism (UNOCT) ed il Corpo della Guardia di Finanza
Memorandum of understanding in materia di lotta alla criminalità organizzata transnazionale tra l’United Nations UNODC 29 luglio 2021 office fo Drug and Crime (UNODC) e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno
Dichiarazione di intenti in materia di cooperazione reciproca tra il Ministero dell’Interno della Repubblica Italiana – AMERIPOL 8 aprile 2022 Dipartimento della Pubblica Sicurezza e la Comunità delle Polizie d’America (AMERIPOL)
Nazioni Unite. A livello globale, le Nazioni Unite costituiscono il principale foro di riferimento per la cooperazione multilaterale in materia di prevenzione e lotta al terrorismo. Il quadro giuridico disegnato dalla “Strategia Globale per la lotta al terrorismo” (adottata 1’8 settembre 2006) rappresenta il terreno comune per l’azione di settore. In conformità ai principi in essa contenuti, l’Italia ha aderito a numerose convenzioni internazionali contro il terrorismo. Ha inoltre adeguato la sua legislazione in materia con l’adozione di provvedimenti legislativi tra il 2004 e il 2018 e che, in linea con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, hanno consentito di adattare la risposta investigativa e giudiziaria alle dinamiche evolutive della minaccia terroristica. Ciò include i dati veicolati dal “Comitato Sanzioni” del Consiglio di Sicurezza agli Stati membri, concernenti i soggetti tacciati di appartenere a reti terroristiche ed inseriti nelle cd. “liste consolidate”. Una volta attivato per mezzo del MAECI, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza provvede ad alimentare gli inserimenti e le cancellazioni nell’apposita banca dati delle Forze di Polizia. Tale attività discende dalla Risoluzione n. 1267/1999 con cui il Consiglio di Sicurezza ha introdotto una misura, specifica per la lotta al terrorismo, volta ad innescare una procedura di “congelamento” dei fondi e delle risorse economiche detenuti da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità, specificatamente individuate dal Consiglio di Sicurezza ONU, collegate alla rete terroristica Al-Qaeda.
11 Nell’ambito del contrasto al terrorismo, un ruolo di primo piano, a livello nazionale, è svolto dal Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (cd. C.A.S.A., best practice nazionale di coordinamento delle forze di law enforcement e delle agenzie di intelligence) e, per quanto riguarda il finanziamento del terrorismo, dal Comitato di Sicurezza Finanziaria (organismo interministeriale costituito presso il Ministero Economia e delle Finanze), e dalla sottesa “rete esperti”. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, per tramite delle competenti articolazioni, partecipa con regolarità alle annuali sessioni della Commissione ONU sulla Prevenzione del Crimine e la Giustizia Penale, che vengono organizzate da UNODC a Vienna. In tale foro viene svolto un esame dello stato di ratifica e applicazione delle convenzioni delle Nazioni Unite in materia di crimine organizzato transnazionale, corruzione e terrorismo ed affrontata una discussione tematica, che varia ad ogni edizione. Nel corso del 2024, inoltre ha avuto luogo la finalizzazione della negoziazione di un Memorandum of Understanding con l’Ufficio antiterrorismo delle Nazioni Unite (UNOCT) circa l’implementazione della strategia globale ONU antiterrorismo e di altre risoluzioni in materia. Tra le aree di cooperazione, vi è il training in attività di capacity building, specie in collaborazione con l’ufficio UNOCT di Rabat (finanziato anche con il contributo italiano della Farnesina), con la possibilità di concludere specifici agreement per attività ad-hoc. Il 15 novembre 2024, presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York, è stata istituita la Giornata Internazionale per la Prevenzione e la Lotta contro tutte le forme di Crimine Organizzato Transnazionale.
G7. Il Gruppo Roma-Lione (RLG), dedicato specificamente alla lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e ai traffici illeciti internazionali, è nato nell’ottobre 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, su impulso della Presidenza italiana dell’allora G8, dalla fusione del “Gruppo Roma” sul controterrorismo e del “Gruppo Lione” sul contrasto al crimine internazionale. L’Italia è stata quindi attore cruciale nel lancio del “Roma-Lione” e del suo sviluppo. Esso si riunisce, per prassi, due volte all’anno in seduta plenaria sotto la Presidenza di turno G7. Nel corso del 2024, sotto presidenza italiana, si sono tenute due sessioni di lavori (aprile e ottobre 2024) incentrate sull’evoluzione delle minacce afferenti alle macro-aree delineate dalle priorità strategiche della nostra Presidenza di turno, che hanno riguardato: le crisi internazionali ed il loro impatto sull’evoluzione della minaccia terroristica; il sostegno all’Ucraina; la sicurezza nel cyberspazio e le nuove frontiere di indagine sugli asset virtuali; l’accesso legale ai dati; le nuove droghe sintetiche; l’intelligenza artificiale; il contrasto allo sfruttamento e all’abuso sessuale dei minori; la prevenzione ed il contrasto al traffico di migranti ed alla tratta di persone. Il Gruppo Roma-Lione “costruisce” un approccio comune dei Paesi G7 in tema di lotta al terrorismo/criminalità organizzata, elaborando strumenti pratici condivisi di collaborazione e “best practices”, in particolare nei settori: anti-terrorismo, sicurezza dei trasporti, migrazione, affari giuridici, law enforcement, crimine ad elevata tecnologia (incluso cybercrime). A tali settori sono dedicati 6 sotto-gruppi tematici: CTPSG (Counter-Terrorism Practitioner Sub-Group); CLASG (Criminal Legai Affairs Sub-Group); HTCSG (High Technology Crime Sub-Group); LEPSG (Law Enforcement Projects Sub-Group); MESG (Migration Experts Sub-Group); TSSG (Transportation Security Sub-Group). Il valore aggiunto del Roma-Lione è di duplice natura, con una prevalente dimensione pratica, ma sempre inquadrata in un’ottica di collaborazione politica strategica e di discussione più ampia ed “informale”. L’Italia mantiene uno specifico ruolo propositivo sia sul piano strategico e di “policy”, sia su quello delle competenze specifiche. Nella riunione RLG di Londra sotto presidenza britannica (28-30 ottobre 2013), l’Italia ha ottenuto la Presidenza del Sotto-Gruppo
12 Migrazione, che attualmente detiene, il quale, nel corso degli anni e col mutare degli scenari globali, ha assunto una connotazione orientata al contrasto del terrorismo in connessione con i fenomeni migratori. Nel 2024, inoltre, l’Italia ha ricevuto il mandato a presiedere permanentemente anche un altro sottogruppo - Law Enforcement, a decorrere dal 1° gennaio 2025 – di elevata valenza strategica per il nostro Paese; il citato sottogruppo nel 2024 è co- presieduto dall’Italia per favorire la transizione ed il passaggio di consegne con la presidenza uscente di UK. Con particolare riferimento alle attività del Counter-Terrorism Practitioners Sub Group (CTPSG), si evidenzia che nel corso dell’anno, la delegazione italiana, che ha assunto la Presidenza del sottogruppo (l’unico dei sei la cui presidenza segue quella di turno del foro), ha posto tra le priorità programmatiche l’analisi dell’evoluzione del fenomeno dell’estremismo antisistema nelle sue diverse declinazioni e specifici approfondimenti sulla minaccia posta dall’emersione di nuovi attori e dalla mobilità di soggetti controindicati per la sicurezza nonché sui processi di radicalizzazione in ambiente carcerario, con particolare riferimento alle dinamiche che possono portare a “contaminazioni” dei diversi contesti ideologici a cui appartengono i detenuti.
Global Counter Terrorism Forum (GCTF). Il Global Counter Terrorism Forum (GCTF) è stato lanciato ufficialmente a New York, a livello di Ministri degli Esteri, il 22 settembre 2011. È una piattaforma antiterrorismo (CT) informale, politica e multilaterale che ha rafforzato l’architettura internazionale per affrontare il terrorismo del XXI secolo. Il punto centrale della missione globale del Forum è la promozione di un approccio strategico a lungo termine per contrastare il terrorismo e le ideologie estremiste violente che ne sono alla base. Il GCTF sviluppa buone pratiche e strumenti per i responsabili politici e gli operatori, finalizzate a rafforzare le capacità civili di CT, le strategie nazionali, i piani d’azione e i moduli di formazione. Costituisce rilevante network per funzionari e operatori degli assetti CT nazionali, ove condividere esperienze, competenze, strategie, strumenti e programmi di sviluppo di capacità. E’ articolato, a livello strategico, su un Comitato di coordinamento (Coordinating Commitee) presieduto dal marzo 2019 da Canada e Marocco e su cinque Gruppi di lavoro, tre tematici e due geografici; i tematici si occupano di: contrasto all’estremismo violento (CVE), combattenti terroristi stranieri (FTF), cooperazione giudiziaria penale e rule of law (CJRL); i geografici si occupano di: rafforzamento delle capacità nella regione dell’Africa orientale; capacity-building nella regione dell’Africa occidentale. I gruppi tematici sono co-presieduti rispettivamente da Australia/Indonesia (CVE), Giordania/USA (FTFs) e Nigeria/Svizzera (CJRL), mentre quelli regionali da Egitto/Unione Europea (East Africa) e Algeria/Germania (West Africa). Il GCTF sino ad oggi ha adottato i seguenti memoranda: memorandum di Rabat sulla cooperazione giudiziaria CT; memorandum di Roma su de-radicalizzazione e riabilitazione nelle carceri; memorandum di Algeri sul kidnapping for ransom; memorandum di Madrid sulle vittime del terrorismo; memorandum di Ankara sulle buone pratiche per un approccio multisettoriale per il contrasto del terrorismo violento.
Coalizione Globale Anti ISIL-DAESH. La Coalizione Globale Anti Isil-Daesh. All’indomani della caduta di Mosul, nel giugno 2014, gli Stati Uniti hanno promosso la creazione di una coalizione di contrasto all’autoproclamato Stato islamico (Daesh). Fin dal principio la Coalizione, pur concentrandosi sull’emergenza militare, ha adottato un approccio multidimensionale strutturato lungo cinque linee d’azione: l’operazione militare; il contrasto al flusso di
13 combattenti stranieri; il contrasto alle fonti di finanziamento di Daesh; la lotta alla sua propaganda; la stabilizzazione delle aree liberate. Attualmente la Coalizione si compone di 83 partner, di cui quattro organizzazioni internazionali (Unione Europea, NATO, Lega Araba e INTERPOL). L’Italia è stata in questi anni attivamente impegnata in tutti gli ambiti di intervento della Coalizione. In particolare, il nostro Paese ha schierato in Iraq il secondo principale contingente militare dopo quello degli Stati Uniti, con l’obiettivo di formare unità militari (inclusi i Peshmerga curdi) e della polizia irachena. Queste ultime sono state addestrate da una Task Force multinazionale guidata dai Carabinieri. Militari italiani sono impegnati nella protezione del cantiere della diga di Mosul. Assetti aerei schierati in Kuwait hanno svolto attività di intelligence, sorveglianza e di ricerca e soccorso. L’Italia inoltre co-presiede, insieme a Stati Uniti e Arabia Saudita, il Gruppo di lavoro sul contrasto al finanziamento di Daesh (Counter-ISIS Finance Group – CIFG), che promuove una fattiva collaborazione e concrete misure degli Stati membri volte a eliminare le fonti di reddito di Daesh e dei suoi affiliati e a impedirne l’accesso al sistema finanziario internazionale.
Alleanza per la Sicurezza Internazionale. L’Alleanza per la Sicurezza Internazionale (ISA) tra Ministeri dell’Interno di Paesi europei, asiatici e africani, è un meccanismo informale di consultazione, di cui fa parte l’Italia unitamente a Bahrein, Francia, Israele, Marocco, Paesi Bassi, Senegal, Singapore, Slovacchia, Spagna ed Emirati Arabi Uniti (che svolgono anche le funzioni di Segretariato), volto alla prevenzione e al contrasto del terrorismo e del crimine organizzato transnazionale, mediante lo scambio di esperienze e conoscenze e la diffusione di buone prassi. Nell’ambito dei lavori del foro, sin dall’inizio, l’ISA si è concentrata su progetti per lo sviluppo di una matrice per la valutazione e la riduzione del rischio terrorismo di matrice jihadista, mediante l’individuazione delle piattaforme digitali per la navigazione in internet più utilizzate a livello globale per il reclutamento di nuovi combattenti, la diffusione di ideologie fondamentaliste e il conseguimento di finanziamenti, nonché l’individuazione di forme di collaborazione con il settore privato. A seguire, lo sviluppo di una matrice di valutazione rischi mirata al contrasto della diffusione della propaganda sulle piattaforme digitali anche in video, mediante la creazione di un database di parole chiave che determinino il blocco dei risultati delle ricerche. L’ISA, nell’ottica di una riduzione della minaccia terroristica, ha mostrato particolare interesse nei processi per la riabilitazione dei detenuti radicalizzati, enfatizzando al riguardo l’importanza dei leader religiosi, l’individuazione di figure idonee a fornire assistenza spirituale ai detenuti di credo musulmano nonché lo sviluppo di un dialogo inter- religioso. Dal 5 al 7 marzo 2024, in presenza a Dubai, il Dip. della P.S. ha garantito la partecipazione alla riunione dei Direttori dei Servizi Cooperazione Internazionale, sulla definizione delle linee guida e le attività del triennio 2023-2025.
Financial Action Task Force – Group d’Action Financière (FATF-GAFI). Il Financial Action Task Force – Group d’Action Financière (FATF-GAFI) è un organismo intergovernativo che ha l’obiettivo di fissare standard comuni e promuovere l’adozione di regole e prassi per una efficace lotta al riciclaggio di denaro, al finanziamento del terrorismo e ad altre minacce correlate all’integrità del sistema finanziario interazionale. Ne fanno parte 39 membri, tra cui l’Italia, e diverse organizzazioni che partecipano in qualità di membri associati (quali i Gruppi regionali costituiti sul modello del GAFI) o osservatori (ad es. IMF, WB, UNODC, Europol, ecc.). Le Raccomandazioni del FATF-GAFI sono lo standard interazionale di riferimento in materia di contrasto del finanziamento del terrorismo e le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle
14 Nazioni Unite rilevanti in materia chiedono ai Paesi di darvi attuazione. Il FATF-GAFI ha condotto analisi specifiche sul sistema di finanziamento dei gruppi terroristici, in particolare dell’ISIL. Il modello di cooperazione si è andato estendendo, negli ultimi anni, ad organismi regionali similari, anche con l’obiettivo di rendere di applicazione universale gli standard elaborati dal FATF-GAFI stesso ed armonizzare le legislazioni nazionali in questo senso. Il programma operativo del FATF-GAFI in materia di contrasto al finanziamento al terrorismo si focalizza sugli attuali rischi di finanziamento del terrorismo, caratterizzati da una continua evoluzione, al fine di assicurare che l’effettiva attuazione degli standard globali del Gruppo contribuisca a preservare l’integrità del sistema finanziario.
Unione Europea. La guerra di aggressione russa contro l'Ucraina, che ha dominato l’agenda di sicurezza dell'Unione europea sin dall’ inizio delle ostilità, continua a rappresentare un tema centrale, al quale si è aggiunta l’attenzione sul quadrante mediorientale, a seguito dell’innestarsi del conflitto Hamas-Stato di Israele scoppiato ad ottobre del 2023) l’attenzione dell’UE si è dovuta necessariamente spostare anche su tale quadrante geografico. Il Coordinatore UE per l’Anti-Terrorismo è intervenuto sul tema del conflitto in Medio Oriente. Lo stesso ha messo in evidenza i possibili sviluppi riguardanti la sicurezza interna nell’UE anche a seguito delle preoccupazioni espresse dai Coordinatori UE per il contrasto all’antisemitismo e all’odio anti-islamico (fenomeni di cui si è registrato l’aumento in connessione con la crisi in Medio Oriente). La tematica del Medio Oriente, infine, ha formato oggetto di costante aggiornamento (da parte della Commissione a favore degli Stati membri) inerente non solo gli aiuti forniti all’Autorità Palestinese ma anche le discussioni parallelamente avviate in COPS (comitato politico di sicurezza) sulla sicurezza marittima del Mar Rosso. Su tale ultimo aspetto, a livello politico, i Ministri degli esteri europei hanno approvato nel gennaio 2024 l’avvio di una missione navale (missione Aspides) con il compito di difendere i mercantili dagli attacchi degli Houthi (gruppo ribelle yemeniti) nel Mar Rosso, di cui l’Italia assicura il Comando Operativo. Nel corso del 2024 il Consiglio dei Ministri dell’UE ha continuato a rinnovare le misure restrittive per combattere il terrorismo (come già l’anno precedente), tra cui la cosiddetta lista dei terroristi dell'UE, che elenca le persone, i gruppi e le entità soggetti a misure restrittive al fine di combattere il terrorismo, soggetti al congelamento dei loro fondi e di altre attività finanziarie nell'UE. È inoltre vietato agli operatori comunitari mettere a loro disposizione fondi e risorse economiche. Nel gennaio 2024 il Consiglio ha adottato un quadro dedicato di misure restrittive contro Hamas e Palestinian Islamic Jihad, a seguito degli attacchi terroristici contro Israele il 7 ottobre 2023. La situazione a Gaza ha continuato a rappresentare un potenziale fattore di radicalizzazione nel mondo arabo e oltre, con il rischio di una vasta diffusione, in particolare tra i giovani, di forti sentimenti anti israeliani o anti occidentali, attraverso la diffusione di messaggi di propaganda/radicalizzazione notevolmente incrementati a seguito dell’attacco terroristico e della risposta israeliana. La propaganda jihadista ha, infatti, cercato di inserirsi nella narrativa della guerra, caratterizzandola attraverso una propria visione e cercando di trarne vantaggi per le organizzazioni di tale matrice, quali Daesh e Al Qaeda. Si è assistito a un aumento del numero dei messaggi che invitano alla violenza e al jihad, veicolati online, anche attraverso lo sviluppo di testi elaborati hanno riacceso la narrativa già percorsa dalla propaganda dell’ISIS con “perizia professionale” negli anni passati. Negli Stati Membri dell’UE si è assistito, inoltre, ad un aumento degli episodi di antisemitismo violento a partire dal 7 ottobre 2023, pertanto
15 si è reso necessario aumentare le risorse dedicate alla protezione dei luoghi sensibili e di interesse. Si sono altresì registrati episodi anti-islamici. Infine, la situazione a Gaza alimenta la polarizzazione delle opinioni pubbliche interne e, in alcuni casi, ha dato luogo a manifestazioni di piazza con la partecipazione di frange violente. Particolare rilievo ha assunto il nesso tra disinformazione e terrorismo; la propagazione di notizie distorte o inesatte contribuisce ad aumentare il livello di rischio. Particolare attenzione nel corso dell’anno 2023 e 2024 è stata rivolta sia da Europol che dalla Commissione, alla finalizzazione da parte degli Stati Membri del regolamento Terrorist Content Online (TCO). Gruppi di lavoro specifici hanno lavorato assiduamente per tracciare i canali di finanziamento di Hamas, contenuti violenti e terroristici online, con narrative jihadiste ed estremiste di destra e sinistra nonché anarchiche, sono stati rimossi grazie all’applicazione del citato regolamento. Non meno importante nell’ambito del TWP (Terrorism Working Party), è stato il dibattito sulla prevenzione della radicalizzazione nelle carceri e il monitoraggio dei soggetti radicalizzati al momento della scarcerazione. Quest’ultimo richiederà nei prossimi anni un aumento degli sforzi di valutazione, intervento e monitoraggio del rischio da parte delle Autorità competenti. Nel corso 2024 e nell’ambito del citato TWP, in particolare, sono state avviate discussioni anche in ordine alla dimensione online dell'estremismo violento e del terrorismo (in connessione con la disinformazione, v. sopra), la necessità della cooperazione tra le autorità antiterrorismo e quelle competenti per le politiche migratorie e l’asilo, la minaccia CBRN e lo stato della minaccia proveniente dal Nord Caucaso e dall'Asia Centrale. Inoltre, nel quadro delle iniziative dell'UE per prevenire e contrastare la radicalizzazione violenta, sono stati promossi e coordinati i seguenti Progetti di collaborazione (Project Based Collaboration -PBC): il PBC MENA Region per supportare le iniziative europee a beneficio di Paesi dell'area del Medio Oriente e del Nord Africa più strategici per l'Europa nella lotta al terrorismo e nella gestione dei soggetti radicalizzati e il PBC ASAGE (anti-governativo e anti— sistema) dedicato alle forme di estremismo che hanno manifestato di accettare la violenza come mezzo per contrastare la legittimità delle decisioni governative. Il cosiddetto Approccio Coordinato (Piano Afghanistan) ossia il processo volontario per la valutazione delle informazioni provenienti da Paesi terzi su sospetti combattenti terroristi stranieri (FTF) e l'eventuale inserimento dei dati pertinenti nel Sistema d'informazione Schengen (SIS), come stabilito nel documento 13037/20, è stato avviato nell'ottobre 2022 e concordato nella riunione del TWP del 15 febbraio 2023 (doc.5606/23) approvato successivamente in Co.SI (Comitato Permanente per la Cooperazione Operativa). La minaccia rappresentata dalle reti terroristiche transnazionali dimostra chiaramente che un’azione coordinata dell’UE è indispensabile in quanto, anche se la responsabilità primaria della sicurezza compete ai singoli Stati membri, può comunque apportare una risposta multidisciplinare e integrata, fornendo agli operatori della sicurezza negli Stati membri gli strumenti e le informazioni di cui hanno bisogno. I vari colloqui sulla sicurezza interna UE- Ucraina, iniziati gia nel 2023 ma proseguiti anche nel corso del 2024, hanno ribadito l'impegno comune ad affrontare i settori chiave concordati e si sono concentrati in particolare sulla gestione delle frontiere e sul traffico di armi da fuoco e di altre armi leggere e di piccolo calibro. Per quanto riguarda la gestione dei confini, l'obiettivo è aiutare l'Ucraina a definire una strategia di gestione integrata delle frontiere (IBM) parallelamente alla nuova strategia attualmente in fase di definizione negli Stati membri.
16 L’attività del Comitato di sicurezza finanziaria al contrasto del finanziamento del terrorismo. Nell’ambito del contrasto al terrorismo un ruolo fondamentale è assunto dal contrasto al finanziamento del terrorismo. L’azione di contrasto del finanziamento del terrorismo internazionale, in quanto ispirata ai principi di pace e sicurezza della Carta delle Nazioni Unite, deve unire la risposta repressiva dei governi all’attività di prevenzione che si riflette nella necessità di meccanismi di cooperazione tra operatori del settore finanziario, autorità amministrative e organi investigativi, che si aggiungono a quelli già previsti dalla normativa antiriciclaggio. A livello nazionale, l'Italia attua pienamente le risoluzioni ONU relative al contrasto al finanziamento del terrorismo. A questo proposito, l'Italia applica sanzioni finanziarie mirate e sostiene un impegno comune tra i paesi per rafforzare la collaborazione nell'attuazione delle sanzioni finanziarie. Inoltre, per contrastare meglio il finanziamento del terrorismo, oltre alle misure delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea, l'Italia ha istituito uno strumento nazionale autonomo di congelamento. A livello organizzativo, la necessaria collaborazione tra le autorità coinvolte nella lotta al finanziamento del terrorismo, si traduce nell’attività del Comitato di sicurezza finanziaria (CSF), che è l’autorità nazionale competente per l’attuazione delle misure di congelamento ai sensi dell’articolo del D.Lgs. n. 109/2007. Il Comitato di sicurezza finanziaria ha il potere di supervisionare questo processo completo, garantendo un'attuazione approfondita e coerente della legislazione pertinente e una maggiore condivisione di informazioni tra tutte le autorità pubbliche interessate coinvolte. Il Comitato di sicurezza finanziaria può formulare altresì le proposte di designazione nelle liste ai competenti organismi delle Nazioni Unite e dell’Unione europea e a livello nazionale, nonché tutti gli altri adempimenti connessi (esenzioni, delisting, scambio di informazioni tra le Autorità che vi partecipano etc.) Inoltre, qualora dalle informazioni acquisite si rilevino sufficienti elementi per formulare proposte di designazione alle competenti autorità internazionali, sia ONU che UE, nonché a livello nazionale e sussista il rischio che, nel frattempo, i fondi o le risorse economiche da sottoporre a misure di congelamento possano essere dispersi, occultati o utilizzati per il finanziamento di attività terroristiche, fatte salve le iniziative assunte dall'autorità giudiziaria in sede penale, il Ministro dell’Economia e delle finanze emana un proprio decreto di designazione, su proposta del CSF. Il Comitato di sicurezza finanziaria può stabilire collegamenti con organismi che svolgono funzioni analoghe in altri Paesi, al fine di contribuire al coordinamento internazionale ove necessario, anche in deroga al segreto d'ufficio. Il CSF è l’autorità competente a ricevere le richieste di congelamento da un altro Stato ai sensi della Risoluzione n. 1373/2001 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ed ha istituito una procedura per rispondere alle richieste. Inoltre, in conformità agli standards della Financial Action Task Force e al fine di rafforzare l’attività di prevenzione e contrasto del finanziamento del terrorismo, il Comitato di sicurezza finanziaria elabora ai sensi del Decreto legislativo n.231/2007 l’Analisi nazionale dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo che viene periodicamente aggiornata. L’Analisi identifica, analizza e valuta le minacce di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (anche connesse all’utilizzo di nuovi strumenti e nuove tecnologie), i metodi principalmente utilizzati per lo svolgimento di queste attività criminali, i settori maggiormente esposti a tali rischi e l’efficacia del sistema nazionale di prevenzione, investigazione e repressione nel
17 ridurre i rischi individuati. In particolare, formula le conclusioni e le linee di intervento per il rafforzamento dell’azione di prevenzione. Essa è basata sul contributo di tutte le autorità che compongono il Comitato, impegnate nelle attività di prevenzione e contrasto dei suddetti crimini, nonché sul confronto con i rappresentanti del settore privato e delle professioni. Gli esiti dell’Analisi sono resi disponibili ai soggetti obbligati ai fini della valutazione dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo cui sono esposti nell’esercizio della propria attività e della predisposizione di misure proporzionali e adeguate al rischio rilevato.
Lotta alla criminalità organizzata. Tra gli obiettivi principali della UE nella lotta alla criminalità organizzata e al crimine grave bisogna sottolineare la rilevanza della priorità Empact HRCN per il contrasto alle reti criminali ad alto rischio. In particolare, la rilevanza delle citate reti criminali, già precedentemente inserita (anche su forte iniziativa italiana) nel documento di analisi della minaccia di Europol (SOCTA), è stata riconosciuta come la prima delle complessive dieci priorità europee in materia di sicurezza. Scopo di HRCN quello di individuare e smantellare le reti criminali ad alto rischio attive nell’UE, come le organizzazioni di tipo mafioso, etniche e familiari e altre reti strutturate, e gli individui con ruoli critici in tali reti, con particolare attenzione alle reti criminali che minano la stato di diritto ricorrendo alla corruzione, coloro che commettono atti di violenza, compresa l’intimidazione, e utilizzano armi da fuoco per perseguire i propri obiettivi criminali, e coloro che riciclano i propri proventi criminali attraverso un sistema finanziario sotterraneo parallelo. L’Italia peraltro è stata individuata come il Paese che guiderà il relativo piano di azione operativo EMPACT per il biennio 2024 e 2025. È utile ricordare che nel corso del precedente biennio (2022-2023) era stato il Belgio a guidare la citata priorità. Il Piano di azione operativo HRCN (2024-2025) è già stato presentato ed approvato in ambito Gruppo di supporto al comitato permanente per la cooperazione operativa in materia di sicurezza interna (COSI) di fine anno scorso.
1.2 Che tipo di legislazione nazionale è stata adottata nel vostro Stato per dare attuazione alle intese e agli accordi sopra indicati?
Le seguenti Convenzioni interazionali sono state recepite nell’ordinamento giuridico nazionale nelle date indicate a fianco di ciascuna di esse: 1. Convenzione per i Servizi Aerei, Tokyo, 14.9.1963 (firmata il 14.9. 1963 e ratificata con Legge n. 468 dell’11.6.1967); 2. Convenzione per la repressione della cattura illecita di aeromobili, L’Aja, 16.12,1970 (firmata il 16.12.1970, ratificata con Legge n.906 del 22.10.1973); 3. Convenzione per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza dell’aviazione civile, Montreal, 23.9.1971 (firmata il 23.9.1971, ratificata con Legge n. 906 del 22.10.1973); 4. Convenzione sulla prevenzione e la repressione dei reati contro le persone internazionalmente protette, compresi gli agenti diplomatici, New York, 14.12.1973 (firmata i130.12.1971, ratificata con Legge n. 485 del 8.7.1977); 5. Convenzione Europea per la soppressione del terrorismo, Strasburgo, 27.1.1977 (firmata il 27.1.1977, ratificata con Legge n. 719 del 26.11.1985); 6. Convenzione contro la cattura degli ostaggi, New York, 18.12.1979 (firmata il 18.4.1980, ratificata con Legge n. 719 del 26.11.1985);
18 7. Convenzione sulla protezione fisica dei materiali nucleari, Vienna, 3.3.1980 (firmata il 13.6.1980, ratificata con Legge n.704 del 7.8.1982); 8. Protocollo per la repressione degli atti illeciti di violenza negli aeroporti adibiti all’aviazione civile internazionale, Montreal, 24.2.1988 -complementare alla Convenzione per la repressione dei reati diretti contro la sicurezza dell’aviazione civile, Montreal, 23.9.1971 (firmato il 24.2.1988, ratificato con Legge n.394 del 30.11.1989); 9. Convenzione per la repressione dei reati diretti contro la sicurezza della navigazione marittima, Roma, 10.3 .1988 (firmata il 10.03.1988, ratificata con Legge n.422 del 28.12.1989); 10. Protocollo per la repressione di atti illeciti contro la sicurezza delle piattaforme fisse situate sulla piattaforma continentale, Roma, 10.03.1988 (firmata il 10.3.1988, ratificata con Legge n.422 del 28.12.1989); 11. Convenzione sulla marcatura di esplosivi plastici e in foglie ai fini di identificazione, Montreal, 1.03.1991 (ratificata con Legge n.420 del 20.12.2000); 12. Convenzione sulla criminalità informatica (firmata il 23.11.2001, ratificata con legge n. 48 del 18.03.2008); 13. Convenzione ONU per la repressione degli attentati terroristici mediante utilizzo di esplosivo, New York, 15.12.1997 (firmata il 12.1.1998, ratificata con Legge n.34 del 14.2.2003); 14. Convenzione ONU per la soppressione del finanziamento del terrorismo, New York, 9.12.1999 (firmata il 14.1.2000, ratificata con Legge n.7 del 14.1.2003). 15. Convenzione sulla messa al bando delle munizioni a grappolo (firmata a Oslo il 3.12.2008, ratificata con Legge n. 95 del 14.6.2011). 16. Convenzione e Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall’ Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001 (ratifica ed esecuzione con legge 16 marzo 2006, n. 146). La Risoluzione n.1373/2001, in seguito, ha ampliato la portata del sistema delle liste di congelamento, estendendola ad ulteriori liste di persone sospettate di appartenere o sostenere organizzazioni terroristiche gestite direttamente dagli Stati membri. Sono poi state rafforzate le garanzie procedurali a tutela dei soggetti listati, aumentando la trasparenza dei procedimenti di listing e de-listing, ed è stata rafforzata la figura dell’Ombudsperson, competente a valutare le istanze di de-listing. 17. Decreto legge n.7 del 18 febbraio 2015 su “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo anche di matrice internazionale”, adottato in conformità con la Risoluzione 2178 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Per dare attuazione agli accordi interazionali relativi alla prevenzione ed al contrasto del terrorismo, in Italia, oltre alle disposizioni introdotte con il decreto-legge n. 7/2015, convertito con modificazioni dalla legge n. 43/2015, è stata approvata la Legge 28 luglio 2016 n.153 recante Norme per il contrasto al terrorismo, nonché ratifica e esecuzione: a) della Convenzione del Consiglio d’Europa per la Prevenzione del terrorismo, fatta a Varsavia, 16 maggio 2005; b) della Convenzione interazionale per la soppressione di atti di terrorismo nucleare, fatta a New York, 14 settembre 2005; c) della Convenzione del Consiglio d’Europa sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato e sul finanziamento del terrorismo, fatta a Varsavia, 16 maggio 2005; d) del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d’Europa per la prevenzione del terrorismo, fatto a Riga, 22 ottobre 2015. La Legge n. 153 del 2016, inoltre, al fine di adeguare la legislazione nazionale alle Convenzioni ratificate, introduce le seguenti modifiche al codice penale: finanziamento
19 di condotte con finalità di terrorismo (art. 270 quinquies 2 c.p.); Confisca (art. 270 septies c.p.); Atti di terrorismo nucleare (art. 280 ter c.p.). 18. Decreto Legge 4 ottobre 2018 n. 113, convertito in legge 10 dicembre 2018, n. 132 recante “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”.
L’Italia è dotata di una legislazione in linea con i più elevati standard internazionali in materia di contrasto al terrorismo e all’estremismo violento. Il nostro ordinamento ha gradualmente abbandonato il quadro normativo approvato per fronteggiare la minaccia terroristica degli anni ‘70 del secolo scorso per adeguarsi alle mutate sfide poste dalla minaccia terroristica dei decenni successivi, coniugando misure repressive con intenti di prevenzione del fenomeno, sempre entro i confini tracciati dal dettato costituzionale. Per quanto concerne le fattispecie penali, si è reso necessario implementare le forme di tutela anticipate attraverso l’estensione della portata applicativa di norme già esistenti. In particolare, alla fattispecie dettata dall’art. 270 bis C.P. “Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico” si è aggiunta quella dell’art. 270 ter C.p. “Assistenza agli associati”, che punisce chiunque dia rifugio o fornisca vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano ad associazioni terroristiche. Negli anni successivi, rispettivamente nel 2005 e nel 2015, sono stati introdotti il reato di “Addestramento e arruolamento con finalità di terrorismo” (art. 270 quater c.p.), “Organizzazione, supporto e finanziamento dei trasferimenti per finalità di terrorismo” (art. 270 quater 1 c.p.). Nel 2016, in attuazione alla Convenzione del Consiglio d’Europa, sono stati inseriti i reati di “Finanziamento di condotte con finalità di terrorismo” (art. 270 quinquies c.p.). “Sottrazione di beni o denaro sottoposti a sequestro per prevenire il finanziamento del terrorismo” (art. 270 quinquies 2 c.p.) e la previsione della “confisca” in caso di condanna per taluno dei reati previsti all’art. 270 sexies (art. 270 septies c.p.). Tra le misure preventive, fondamentale importanza è rivestita “dall’espulsione amministrativa dello straniero per motivi di ordine e sicurezza pubblica”, prevista dal D. Lgs. 286/1998 adottata dal Ministro dell’Interno (o dal Prefetto con delega del Ministro) con provvedimento che motivi la pericolosità dell’espulso in relazione alla “sicurezza dello Stato”, nel caso di soggetti implicati in attività di terrorismo. Si tratta di uno strumento flessibile. che permette di contrastare sul piano preventivo il rischio terroristico nei confronti di quei cittadini regolarmente presenti sul territorio nazionale che, pur non avendo compiuto reati riconducibili alle categorie sopra menzionate, rappresentano comunque un pericolo per lo Stato. In tale quadro normativo si colloca, inoltre, il D. Lgs. 109/2007, che ha istituito, tra l’altro, l’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia, deputata alla prevenzione e contrasto del ricic1aggio e del finanziamento del terrorismo. Gli adempimenti in capo ai soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio prevedono l’adozione di misure di congelamento e di segnalazione di operazioni sospette. Il Ministero dell’Interno, tramite il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha assunto le iniziative indicate di seguito, a livello nazionale e internazionale, in linea con le indicazioni di carattere strategico individuate nei “pilastri” della Risoluzione 70/291 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
20 Misure per affrontare le condizioni che favoriscono la diffusione del terrorismo. Per quanto attiene alla prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento, negli ultimi anni, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno ha seguito le iniziative svolte a livello internazionale in materia, nella consapevolezza della forte interconnessione tra lotta al terrorismo e contrasto alla radicalizzazione religiosa. È ormai generalmente condivisa l’esigenza di sviluppare un “approccio di comunità” (community approach), con il contributo necessario delle autorità governative, sia centrali che locali e della “società civile” che possano incidere positivamente nell’ attività di prevenzione. Sulla base di tale indirizzo sono state orientate le strategie di molti Paesi e anche in Italia si è optato per un quadro giuridico che prevede, tra l’altro, l’istituzione di tavoli multidisciplinari e inter-agenzia, sia a livello centrale che locale. Proprio in ragione della necessità di coinvolgere in una complessiva azione di sistema tutte le componenti sociali interessate alla problematica, il Ministero dell’Interno ha inteso sviluppare una costruttiva interlocuzione con le comunità islamiche, nell’ottica di dare concretezza a un partenariato specificamente indirizzato alla prevenzione della radicalizzazione. L’intenso dialogo avviato con le associazioni islamiche ha quindi prodotto la firma di un “patto nazionale per un islam italiano” che prevede espressamente la collaborazione proattiva delle comunità nel contrasto dei fenomeni di radicalizzazione religiosa.
Misure per prevenire e combattere il terrorismo. Nel contesto della lotta al fenomeno, gli assetti dell’antiterrorismo italiano hanno sempre rivolto la massima attenzione all’ottimizzazione dello scambio di informazioni tra tutte le Autorità di sicurezza e al miglioramento della cooperazione operativa con i Paesi partner. In tale ottica è stato assicurato anche il pieno utilizzo degli strumenti e dei database europei e internazionali (ECTC di Europol, SIS II, database di Interpol). In particolare, per quanto attiene allo scambio di informazioni e alla cooperazione operativa in relazione alla minaccia posta dai combattenti stranieri, si evidenzia che il Dipartimento della Pubblica Sicurezza nel 2014, nel corso del semestre di Presidenza del Consiglio UE, ha promosso l’istituzione di una rete dei punti di contatto antiterrorismo esclusivamente dedicata al fenomeno dei Foreign Terrorist Fighters (FTFs), esperienza positivamente valutata anche dal Consiglio d’Europa (CoE) che ne ha promosso l’attivazione tra i Paesi aderenti nel Protocollo Aggiuntivo di Riga alla Convenzione del CoE per la prevenzione del terrorismo. Anche in chiave di protezione delle frontiere al fine di prevenire il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza collabora attivamente con le altre strutture nazionali competenti, coordinando le attività svolte dalle articolazioni territoriali impegnate nell’attuazione dei controlli di sicurezza, operati nelle sedi italiane di hotspot anche con il contributo dei guest officers di Europol, che intervengono nello “screening” di secondo livello. L’esercizio ha garantito un sistematico innalzamento del livello di controllo dei migranti e, oltre a generare numerosi riscontri positivi (hit) nei database di Europol, ha consentito l’acquisizione di informazioni utili per lo sviluppo di attività investigative. Per contrastare il fenomeno terroristico viene messa in campo una complessa attività informativa di prevenzione, volta a prevenire le minacce alle istituzioni democratiche. Le politiche in materia prevedono oltre al contrasto interno, di cui in Italia si occupa il Ministero dell’Interno in collaborazione con l’intelligence, anche strategie comuni a livello dell’Unione europea e internazionale. Con la Legge 438/2001 sono state adottate misure urgenti per la prevenzione ed il contrasto dei reati commessi per finalità di terrorismo internazionale ed è
21 stata introdotta la nuova fattispecie penale di associazione con finalità di terrorismo internazionale (art. 270 bis del Codice Penale). Le norme prescrivono una collaborazione in base alla quale i servizi di intelligence sono tenuti a “fornire ai competenti organi di polizia giudiziaria le informazioni e gli elementi di prova relativi a fatti configurabili come reati”. Agenti e ufficiali di polizia giudiziaria hanno anche l’obbligo di “fornire ogni possibile cooperazione agli agenti dei servizi”. La strategia di prevenzione e contrasto a livello europeo prevede il Piano d’Azione contro il terrorismo che contiene un’ampia serie di misure da adottare nei vari settori cruciali della lotta al terrorismo (cooperazione giudiziaria e di polizia, sicurezza dei trasporti, controllo delle frontiere e sicurezza dei documenti, lotta al finanziamento, dialogo politico e relazioni esterne, difesa contro attacchi biologico-chimico- radiologico-nucleari ecc.).
1.3 Quali sono i ruoli e le missioni delle forze militari, paramilitari e di sicurezza, nonché delle forze di polizia nella prevenzione e nel contrasto del terrorismo nel vostro Stato?
In Italia l’attività di contrasto al terrorismo viene posta in essere su due contigui ma distinti livelli d’impegno. Un livello, definito “tecnico-operativo” vede essenzialmente coinvolte, in uno sforzo coordinato e sinergico, le Forze di Polizia: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria. A tali Forze si affiancano, per gli aspetti connessi esclusivamente alla sicurezza nazionale, gli Organismi di informazione e sicurezza che fanno capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Vi è poi un livello “strategico” che prevede il coinvolgimento di tutte le componenti operative nonché di tutte quelle strutture di altri Dicasteri (Esteri, Difesa, Economia e Finanze, Infrastrutture, Salute) che possono comunque, nell’ambito delle loro specifiche competenze, fornire un prezioso contributo informativo.
Il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (C.A.S.A.). Il Ministero dell’Interno, al fine di assicurare la compiutezza del circuito informativo e la valutazione della minaccia terroristica nonché di gestire l’emergenza per gli aspetti di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, si avvale dell’Unità di Crisi e del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (C.A.S.A). Si tratta di un tavolo permanente, tra polizia giudiziaria e servizi di intelligence, volto ad assicurare, a livello nazionale, la tempestiva condivisione e la conseguente valutazione delle informazioni relative alla minaccia terroristica interna ed internazionale. Il citato consesso è stato formalmente costituito, il 6 maggio 2004, con decreto del Ministro dell’Interno, avente ad oggetto il Piano Nazionale per la gestione di eventi di natura terroristica, nonché le modalità di funzionamento dell’Unità di Crisi, prevista all’art. 6 del D. Lgs. 6 maggio 2002 n. 8, conv. nella Legge n. 133/2002. Nello specifico, l’analisi del C.A.S.A. riguarda notizie su situazioni, spesso in fieri, potenzialmente suscettibili di produrre rischi nel panorama generale della sicurezza. La valutazione riguarda le informazioni provenienti da un circuito alimentato principalmente: da organi di Polizia ed Agenzie di informazioni per la Sicurezza, in relazione alle attività investigative ed informative svolte sul territorio; dall’Autorità Giudiziaria, in ottemperanza alle disposizioni del codice di procedura penale; da Organi di Polizia di altri Paesi, in contesti di collaborazione internazionale di polizia e di intelligence; dall’attività degli Ufficiali di collegamento (Europol, Interpol ecc.); da relazioni e report di Pubbliche Amministrazioni; da fonti aperte ed acquisizioni sul web, avvalendosi di elaborazioni OSINT.
22 Inoltre, il Comitato analizza la documentazione e la messaggistica proveniente da gruppi eversivi interni ed internazionali, valuta l’impatto, in termini di sicurezza, delle più significative manifestazioni di piazza, nonché considera i rischi connessi allo svolgimento di grandi eventi sul territorio nazionale. In conseguenza della recrudescenza del fenomeno terroristico di matrice jihadista sul territorio europeo e della conseguente necessità di elevare - anche in ambito nazionale - il complessivo livello di attenzione, con particolare riguardo ai soggetti a vario titolo presenti sul territorio italiano che si presume possano essere “prossimi” ad una eventuale strategia di tensione, il C.A.S.A. ha costituito già nel giugno 2014 apposito “tavolo tecnico”, finalizzato al monitoraggio del fenomeno dei combattenti stranieri nelle milizie jihadiste ed alla conseguente predisposizione ed aggiornamento di una “lista di foreign fighters”, collegati a vario titolo con l’Italia. Il citato tavolo tecnico si riunisce, altresì, per l’analisi delle informazioni inerenti i detenuti stranieri a rischio di radicalizzazione, oggetto di specifico monitoraggio in ambito carcerario e, a partire dallo gennaio 2015, predispone con cadenza settimanale mirati controlli straordinari di sicurezza, a carattere preventivo, per il contrasto al fenomeno del terrorismo, verso i luoghi noti come centro di aggregazione di soggetti prevenienti da Paesi a rischio. Il Decreto Legge nr. 13/2017, convertito in L. 46/2017, recante “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale”, tra l’altro, attribuisce al Direttore della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione del Ministero dell’Interno il potere di disporre, su conforme parere del C.A.S.A., l’iscrizione nel Sistema di Informazione Schengen di seconda generazione (Banca Dati SIS II) di un provvedimento di “inammissibilità in area Schengen” nei confronti di un cittadino di un Paese terzo, per il quale esistano fondati motivi di ritenere che abbia commesso un reato grave ovvero indizi concreti circa l’intenzione di commetterlo nel territorio di uno Stato membro. Tale novella, che conferma la centralità del “Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo” nel circuito delle informazioni in materia di sicurezza dello Stato, integra l’impianto normativo nazionale già delineato dal d.l. 7 del 2015 che: dal punto di vista repressivo, aggiornando il D.L. 144 del 2005, ha introdotto, a fronte del rilevato fenomeno dei foreign fighters, il reato di “Organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo”, nonché le aggravanti per “uso di strumenti informatici”, sul piano preventivo, l’applicabilità delle misure di prevenzione ai soggetti connessi con il terrorismo (art. 4 d.l. 159/2011) che si affiancano alle espulsioni di cittadini stranieri per motivi di sicurezza dello Stato (art. 13 c. 2 del D.lgs. 286/98).
Relativamente alla specifica attività del Corpo della Guardia di Finanza, per effetto dell’art. 2 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, e del decreto del Ministro dell’Interno del 15 agosto 2017, è stato riservato alla Guardia di Finanza, tra gli altri, il compito della sicurezza in materia di circolazione dell’euro e degli altri mezzi di pagamento, rafforzando la missione del Corpo come Forza di Polizia a competenza generale su tutta la materia economico finanziaria già sancita dall’art. 2, comma 2, lettera h), del decreto legislativo 19 marzo 200l, n. 68, per la prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni in tema di valute, titoli, valori, mezzi di pagamento nazionali, europei ed esteri, movimentazioni finanziarie e di capitali, nonché dal decreto legge 25 settembre 200l, n. 350, convertito in legge 23 novembre 200l, n. 409, e dal decreto legislativo n. 231 del 2007.
Con riferimento al concorso delle Forze Armate nei servizi di sicurezza a supporto delle Forze di Polizia, è proseguita anche nel 2024 l’Operazione Strade Sicure nei servizi di sicurezza a
23 supporto delle Forze di Polizia, che ha preso avvio il 4 agosto 2008 a seguito dell’emanazione del decreto legge n. 92 del 23 maggio 2008, convertito in legge n. 125 del 24 luglio 2008. In particolare, il vigente provvedimento autorizzatorio (art. 1l, comma 1023, legge 178/2020), “anche in relazione alle straordinarie esigenze di prevenzione e di contrasto della criminalità e del terrorismo”, aveva disposto la proroga dell'impiego di un'aliquota di 6.000 militari per servizi di vigilanza di siti ed obiettivi sensibili fino al 30 giugno 2022. Lo stesso atto normativo, a decorrere dal successivo 10 luglio, ha previsto l'ulteriore proroga dell'impiego del contingente dei militari con la riduzione a 5.000 unità fino al 31 dicembre 2022, data finale estesa con successivo atto normativo (art. 1, comma 620, legge 234/2021) al 31 dicembre 2023. In seguito con la Legge 30 dicembre 2023, n. 213 (Legge di bilancio 2024), art 1, commi 342 e 344, è stato: - prorogato fino al 31 dicembre 2024 l’impiego in concorso e congiuntamente alle Forze di Polizia (F.P.), di un contingente militare delle F.A. di 6.000 unità (+1.000 un. rispetto al 2023), posto a disposizione dei Prefetti delle Province per esigenze di prevenzione e contrasto alla criminalità e al terrorismo, mediante la vigilanza di siti e obiettivi sensibili; - incrementato il suddetto dispositivo di ulteriori 800 un. per l’anno 2024 (+ 400 un. rispetto al 2023), al fine di rafforzare i dispositivi di controllo e sicurezza dei luoghi ove insistono le principali infrastrutture ferroviarie del Paese (c.d. esigenza “Stazioni Sicure”). Inoltre, con il Decreto del Ministro dell’Interno di concerto con il Ministro della Difesa (c.d. Decreto Interministeriale Interno-Difesa) datato 5 aprile 2024 sono state disciplinate le modalità di impiego del dispositivo. In data 10 maggio 2024 si è concluso il processo di implementazione del Piano di Impiego 2024, che ha attestato la forza autorizzata in Operazione a complessive 6.800 unità. Infine, La Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di bilancio 2025), art. 1, commi 625 - 629, ha disposto l’impiego, fino al 31 dicembre 2027, di un Contingente nazionale di 6.000 unità in supporto alle Forze di Polizia per esigenze di prevenzione e di contrasto della criminalità e del terrorismo e di un Contingente di 800 unità finalizzato al rafforzamento dei dispositivi di controllo e sicurezza dei luoghi ove insistono le principali infrastrutture ferroviarie del Paese. Resta confermato il quadro regolatorio di riferimento dell'Operazione che disciplina, tra l'altro, l'adozione del Piano di Impiego nazionale dei militari, contenente la distribuzione del contingente nelle varie province, nonché le modalità di svolgimento dei servizi di vigilanza. L'operazione "Strade sicure" rappresenta la più capillare e longeva operazione delle Forze armate sul territorio nazionale, al fianco delle Forze dell'ordine, in funzione anti criminalità e terrorismo in numerose città italiane. L'operazione è svolta in massima parte dall'Esercito, con contributi di Marina, Aeronautica e Carabinieri. La finalità dell’Operazione è quella di assicurare la vigilanza di siti e obiettivi sensibili, anche in funzione preventiva. Antiterrorismo, consentendo il recupero delle Forze di Polizia impiegate nella vigilanza da destinare al potenziamento delle attività di controllo del territorio, prevenzione e contrasto della criminalità. Il personale delle Forze Armate assegnato nei diversi ambiti territoriali è posto formalmente a disposizione dei Prefetti mentre, l’attività operativa dei militari, secondo modelli predefiniti, è disciplinata con apposita Ordinanza di servizio del Questore, ex art. 37 DPR 782/85. I predetti militari svolgono l’attività di vigilanza agli obiettivi sensibili, individuati in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, sempre in concorso alle Forze di Polizia, in quanto il legislatore riconosce loro unicamente la qualifica di agente di Pubblica Sicurezza, con esclusione delle funzioni di polizia giudiziaria.
24 Per quanto concerne la pianificazione dell’Operazione Strade Sicure, il Piano di Impiego del personale delle Forze armate, ai sensi dell’art. 7 bis, comma 2, del citato DL. 92/2008, è adottato con decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro della Difesa, sentito il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica integrato dal Capo di stato maggiore della difesa e previa informazione al Presidente del Consiglio dei Ministri. In caso di necessità e urgenza, anche su richiesta dei Prefetti delle province interessate, il Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, d’intesa con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, previa comunicazione al Ministro dell’Interno e al Ministro della Difesa, può con proprio Decreto modificare il numero delle unità di personale delle Forze armate indicate nel Piano di Impiego, nonché le province di destinazione, ferme restando le entità massime e le specifiche finalità dei contingenti di volta in volta autorizzati. Detto provvedimento deve comunque essere successivamente ratificato con Decreto dei Ministri competenti.
1.4 Fornite ulteriori pertinenti informazioni sulle iniziative a livello nazionale per prevenire e combattere il terrorismo in relazione, tra l’altro, ai seguenti settori: finanziamento del terrorismo; controlli delle frontiere e sicurezza dei documenti di viaggio; sicurezza dei container e della catena di approvvigionamento; sicurezza delle fonti radioattive; uso di Internet e di altri reti informative a scopi terroristici; cooperazione giudiziaria (anche con riguardo all’estradizione); rifugi e ripari sicuri per terroristi ed organizzazioni terroristiche.
Finanziamento del Terrorismo. Nel settore del contrasto al terrorismo internazionale, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, le Forze di Polizia a competenza generale - Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri - e il Corpo della Guardia di Finanza, altamente specializzato in materia, svolgono la propria attività con specifico riguardo agli aspetti connessi al finanziamento di tale fenomeno illecito. In particolare, il citato Corpo va ad integrare lo sforzo e l’apparato investigativo antiterrorismo, che gravita principalmente sulle due altre Forze di Polizia a competenza generale, affiancando all’azione repressiva tradizionale lo sviluppo di indagini preventive e collaterali, mirate sui flussi finanziari che alimentano gli investimenti a sostegno dei gruppi criminali nazionali ed internazionali. Sul punto, il Ministro dell’Interno ha emanato precise direttive di coordinamento in materia di compiti ed attività delle Forze di Polizia, ribadendo, da ultimo, con il citato Decreto del 15 agosto 2017 che la Guardia di Finanza ha assunto, per effetto del D. Lgs. n. 68/2001, un ruolo centrale nel settore della tutela dei mezzi di pagamento, vedendo così valorizzata la sua funzione di contrasto, tra l’altro, al fenomeno del finanziamento del terrorismo internazionale, coordinandosi, per tali finalità, con le strutture centrali e periferiche dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza. Ulteriore apporto della Guardia di Finanza viene fornito in seno al Comitato di Sicurezza Finanziaria (C.S.F.), Organismo di coordinamento interministeriale di cui si avvale il Ministro dell’Economia e delle Finanze nella definizione delle politiche di prevenzione in materia di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, con i seguenti obbiettivi: individuare i flussi finanziari potenzialmente destinati a finanziare le attività di gruppi/cellule terroristiche; ricostruire il profilo patrimoniale e finanziario dei soggetti/entità indiziati o sospettati di far parte a vario titolo o di fornire supporto ad organizzazioni di stampo terroristico. Comitato di Sicurezza Finanziaria. Il Comitato di sicurezza finanziaria (CSF) presieduto dal Direttore generale del Tesoro, è istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze in ottemperanza agli obblighi assunti dall’Italia nel 2001 nell’ambito della strategia internazionale di contrasto al finanziamento del terrorismo. Tra le altre competenze, assicura
25 l’attuazione delle misure di congelamento dei fondi e delle risorse economiche di persone fisiche, giuridiche, gruppi o entità disposte dalle Nazioni unite e dall’Unione europea (art. 4 del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109), popone al Ministro dell’economia e delle finanze misure di congelamento nazionale (art. 4 bis del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109) e coordina le attività delle diverse autorità ed enti competenti in materia. Il Comitato rappresenta la “cabina di regia” in materia di prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario ed economico per fini di riciclaggio dei proventi di attività criminose, di contrasto e repressione del finanziamento al terrorismo, del finanziamento della proliferazione delle armi di distruzione di massa, e delle attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale (art. 3 del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109). L’organizzazione dei lavori è disciplinata dal D.M. 20 ottobre 2010, n. 203. Nel Comitato sono rappresentati il Ministero dell’Interno, il Ministero della Giustizia, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Banca d’Italia, la Commissione nazionale per le società e la Borsa, l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, l’Ufficio di Informazione Finanziaria, la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il Comitato è integrato da un rappresentante dell’Agenzia del Demanio ai fini dello svolgimento dei compiti riguardanti il congelamento delle risorse economiche. L’attività del Comitato è coadiuvata e supportata nelle materie di sua competenza dalla Rete degli esperti, composta da rappresentanti designati dalle diverse amministrazioni che compongono il Comitato. Le competenze del CSF sono definite dall’articolo 3 del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109), e dall’art.5 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231. Più in particolare, in materia di prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario ed economico per fini di riciclaggio dei proventi di attività criminose o di finanziamento del terrorismo nonché di contrasto dell’attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale, il Comitato:
1. elabora l’analisi nazionale dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo; 2. propone al Ministero dell’economia e delle finanze le misure di designazione e congelamenti dei fondi e delle risorse economiche detenuti, anche per interposta persona, da persone fisiche, persone giuridiche, gruppi o entità che commettono o tentano di commettere atti di terrorismo; 3. presenta al Ministero dell’economia e delle finanze, entro il 30 maggio di ogni anno, una relazione contenente la valutazione dell’attività di prevenzione del riciclaggio o del finanziamento del terrorismo e proposte dirette a renderla più efficace; 4. formula i pareri e le proposte previste dal decreto legislativo n. 231/2007 e fornisce consulenza al Ministero dell’economia e delle finanze in materia di prevenzione del riciclaggio o del finanziamento del terrorismo; 5. quale autorità italiana responsabile per l’attuazione delle misure di congelamento dei fondi e delle risorse economiche di persone fisiche, giuridiche, gruppi o entità disposte dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea per contrastare e reprimere il finanziamento del terrorismo nonché per il contrasto dell’attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale, il CSF può formulare ai competenti organi delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea proposte di designazione di individui ed entità in base agli elementi informativi a sua disposizione, nonché di cancellazione dalle medesime liste, sulla base delle istanze presentate dai soggetti interessati.
26 Unità di Informazione Finanziaria. L’U.I.F. svolge un ruolo attivo sostanziale nell’attuazione dei congelamenti e dei dispositivi di prevenzione e contrasto al terrorismo. Il D. Lgs. 109/2007 infatti assegna all’Unità il controllo dell’attuazione delle misure finanziarie adottate dall’Unione Europea; correlati a tale compito vi sono quelli relativi alla raccolta delle informazioni e dei dati di natura finanziaria relativi ai soggetti designati, ai fondi ed alle risorse economiche sottoposti a congelamento (che i soggetti obbligati sono tenuti a comunicare entro i trenta giorni dall’avvenuta adozione del congelamento) e quello di agevolare la diffusione delle liste dei soggetti designati e delle successive modifiche. Inoltre la UIF riceve da parte di intermediari finanziari, operatori non finanziari e professionisti o (cd. soggetti obbligati) le segnalazioni di operazioni sospette relative ad operazioni (tentate od effettuate) di finanziamento del terrorismo, e le trasmette, arricchite dell’analisi finanziaria, al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza (NSPV) e alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) composta da tutte le Forze di Polizia. In tale ambito, la Banca d’Italia ha emanato degli “indicatori di anomalia” al fine di agevolare la valutazione da parte degli intermediari sugli eventuali profili di sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, al quale è dedicata una specifica sezione del provvedimento. Infine la UIF cura i rapporti con le altre Financial Intelligence Unit, scambiando informazioni per finalità di contrasto al riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
Controlli delle frontiere e sicurezza dei documenti di viaggio. Una tappa fondamentale nel sistema di riorganizzazione e potenziamento dei controlli alle frontiere, secondo le più recenti direttive europee, è rappresentato dall’adozione per tutti i Paesi dell’U.E. del passaporto elettronico aderente agli standard ICAO. In base a quanto previsto, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha predisposto un modello di passaporto con elementi di sicurezza basati sulla stampa di un codice MRZ (Machine Readable Zone) leggibile in automatico e numerose altre caratteristiche avanzate di sicurezza. La lettura del codice MRZ integra le verifiche a vista dell’operatore preposto ai controlli di frontiera. Con questa tecnologia l’operatore raggiunge due obiettivi: 1. può verificare il riscontro tra il codice MRZ ed i dati demografici scritti in chiaro sulla prima pagina; 2. è in grado di effettuare una ricerca automatica nel sistema delle frontiere per eventuali incroci con le banche dati. A tali operazioni, si aggiunge anche la possibilità di verificare il fattore biometrico facciale, da cui deriva la possibilità di sviluppare una serie di controlli automatici sul volto. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, tramite le sue competenti articolazioni, coordina le attività degli uffici periferici (DIGOS) che, nell’ambito dei controlli delle frontiere, sono investiti in via esclusiva dell’attività di prevenzione e contrasto del terrorismo. In particolare le DIGOS, in collaborazione con i guest officers inviati dai partner Europei, svolgono controlli di sicurezza secondari, negli hotspot o nei luoghi di sbarco, per prevenire il pericolo di infiltrazione nell’ambito dei flussi migratori di individui estremisti o contigui a organizzazioni terroristiche. Nell’ambito dei controlli delle frontiere, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza collabora attivamente con le altre strutture nazionali competenti, coordinando le attività svolte dalle articolazioni territoriali impegnate nell’attuazione dei controlli di sicurezza, operati nelle sedi italiane di hotspot anche con il contributo dei guest officers di Europol, che intervengono nello “screening” di secondo livello. Sempre al fine dell’ottimizzazione dei controlli alle frontiere, è stato creato uno specifico software (S.I.F. - Sistema Informativo delle Frontiere) che ha lo
27 scopo di supportare l’operatore preposto ai controlli di frontiera nello svolgimento dell’attività di controllo ai varchi di accesso tramite sistemi che prevedono l’utilizzo di tecniche biometriche per l’autenticazione e la validazione dei documenti (passaporti, carte d’identità elettroniche, visti) nell’espletamento di accertamenti di prima e seconda linea. Attualmente, tutti gli Uffici di Polizia di Frontiera sono dotati di postazioni SIF e di kit “SIF App Mobile”, consistenti in smartphone per effettuare verifiche al di fuori delle cabine di l^ linea. II Sistema di informazione Visti (VIS) è uno strumento finalizzato alla gestione/scambio di dati e informazioni concernenti i visti d’ingresso nello Spazio Schengen tra gli Stati che ne fanno parte. Il VIS è basato su un’architettura centralizzata ed è costituito da un sistema d’informazione centrale (C-VIS) con un’interfaccia nazionale in ciascuno Stato membro (N- VIS), che assicura il collegamento con la competente Autorità centrale nazionale del rispettivo Stato membro, e dall’infrastruttura di comunicazione tra il sistema centrale d’informazione visti e le interfacce nazionali. Per consentire il funzionamento del VIS, gli uffici consolari e i valichi di frontiera sono connessi alla banca dati centrale del sistema. Principali scopi del VIS sono: agevolare le procedure relative alle domande di visto; facilitare i controlli ai valichi di frontiera esterni e rafforzare la sicurezza. Lo stesso previene altresì il cd. “visa shopping” e assiste gli Stati membri nella lotta contro le frodi.
Sicurezza delle fonti radioattive. Per quel che concerne la minaccia di attacchi terroristici perpetrati a mezzo di agenti biologici, chimici, tossicologici e fisici, il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute è il Punto di Contatto a livello nazionale del Sistema di Allerta Rapido istituito nel 2001. Oggi, in virtù della capillare distribuzione del proprio dispositivo territoriale, l’Arma dei Carabinieri è presente nella “Rete Nazionale della Protezione Civile per il Rilevamento Automatico della Ricaduta Radioattiva”. Inoltre, un Ufficiale dell’Arma partecipa al Gruppo di Lavoro interforze per l’elaborazione del “Piano di Settore N.B.C.R.” del Ministero della Difesa, il quale definisce le misure da adottare per fronteggiare un attacco terroristico di tipo “nucleare, biologico, chimico e radiologico”, mediante l’integrazione di tutte le risorse dell’Amministrazione della Difesa deputate alla prevenzione, protezione e soccorso. Il Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente sviluppa, inoltre, attraverso la “Sezione inquinamento da sostanze radioattive”, un’azione di contrasto alle forme di illegalità derivanti dal trattamento delle varie tipologie di rifiuti pericolosi e dal traffico di materiali nucleari e di sostanze radioattive.
Uso di Internet e di altre reti informative a scopi terroristici. Nell’ambito della prevenzione e del contrasto al terrorismo internazionale, con particolare riferimento ai fenomeni di radicalizzazione sul web, il law enforcement italiano effettua un costante monitoraggio della rete, al fine di individuare i contenuti illeciti presenti all’interno degli spazi e servizi di comunicazione online di ogni genere. Tale attività ha permesso di contrastare i fenomeni di radicalizzazione e terrorismo di matrice jihadista e di riscontrare come l’attuale struttura centrale dell’apparato di propaganda del Daesh, risulta essere costituita da vari Media Center, che si appoggiano ai cd. Supporter Generated Content per la diffusione del materiale di propaganda. La Legge n. 155/2005, recante “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo interazionale”, ha individuato nella Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza a Cibernetica (già Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni della Polizia di Stato), l’unità specializzata dedicata alla prevenzione e alla repressione dei crimini informatici ai danni delle infrastrutture critiche nazionali, ed ha istituito, per la gestione delle peculiari emergenze
28 legate alle infrastrutture informatiche, il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC). Composto da risorse di elevato livello tecnologico e personale altamente qualificato, il Centro è incaricato, in via esclusiva, della prevenzione e repressione dei crimini informatici (di matrice comune, organizzata o terroristica) che hanno per obiettivo le infrastrutture informatiche di natura critica e di rilevanza nazionale che assolvono a funzioni istituzionali ovvero erogano, gestiscono e controllano servizi strategici per la sicurezza e la prosperità del Paese. Nell’ambito del cyber-terrorismo, è riservata particolare attenzione alle organizzazioni accelerazioniste/neo-naziste, le quali, pur non avendo strutture para-militari assimilabili a quelle jihadiste, si contraddistinguono per il forte radicamento, in particolare nelle comunità giovanili. A titolo di esempio, la sigla “The Base” è stata di recente riconosciuta come sigla terroristica dall’Unione Europea con la decisione nr. 2024/2055 del Consiglio.
Cooperazione giudiziaria, anche con riguardo all’estradizione. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, tramite il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia incardinato all’interno della Direzione Centrale della Polizia Criminale, cura l’attività di raccordo informativo sui canali della cooperazione internazionale di polizia anche al fine di localizzare persone destinatarie di provvedimenti restrittivi della libertà emessi dalle Autorità Giudiziarie competenti per reati di terrorismo, assicurandone l’estradizione.
2. Stazionamento di forze armate su territori stranieri
2.1 Fornite informazioni sullo stazionamento di forze armate del vostro Stato sul territorio di altri Stati partecipanti conformemente ad accordi liberamente negoziati nonché in base al diritto internazionale.
L’art. 11 della Costituzione sancisce che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. È il sistema di controllo democratico delle F.A. proprio dell’ordinamento italiano a garantire che l’invio di contingenti nazionali all’estero sia deliberato sulla base di accordi liberamente sottoscritti dai Paesi ospitanti e, in conformità al diritto internazionale, in stretta aderenza agli impegni assunti con l’adesione all’ONU, all’UE, alla NATO, all’OSCE e al Consiglio d’Europa. Anche i più recenti interventi fuori area sono stati disposti secondo i principi del diritto internazionale sulla base di risoluzioni ONU e di decisioni assunte in ambito UE, NATO, OSCE o sulla base di accordi liberamente sottoscritti con i Paesi ospitanti. In tale quadro, particolare rilievo assumono la Convenzione di Londra (NATO SOFA) del 19 giugno 1951 (ratificata con legge 30 novembre 1955, n. 1335) e la Convenzione NATO/PfP del 19 giugno 1995 (ratificata con legge 30 giugno 1998, n. 228) e l’Accordo tra gli Stati membri dell'Unione europea relativo allo statuto dei militari e del personale civile distaccati presso le istituzioni dell'Unione europea, dei Quartieri generali, e delle Forze che potrebbero essere messi a disposizione dell'Unione europea nell'ambito della preparazione e dell'esecuzione dei compiti di cui all'articolo 17, paragrafo 2 del Trattato sull'Unione europea, comprese le esercitazioni, nonché dei militari e del personale civile degli Stati membri messi a disposizione dell'Unione europea per essere impiegati in tale ambito, (SOFA UE), fatto a Bruxelles il 17 novembre 2003, che delineano un quadro giuridico dei rapporti tra Paesi ospiti e Paesi ospitanti essenzialmente improntati a una collaborazione paritetica in cui sono definiti, con criteri di reciprocità, le
29 regole per l’esercizio della giurisdizione e per un sostanziale rispetto degli ordinamenti di ciascuna Nazione.
3. Attuazione di altri impegni internazionali connessi al Codice di condotta
3.1 Fornite informazioni su come il vostro Stato assicura che siano attuati in buona fede gli impegni nel campo del controllo degli armamenti, del disarmo, del rafforzamento della fiducia e della sicurezza quale elemento di sicurezza indivisibile.
L’impegno per il disarmo, il controllo degli armamenti e la non proliferazione rappresenta un elemento qualificante della politica estera italiana. L’Italia è tradizionalmente attiva nei principali fora sovranazionali e multilaterali – Nazioni Unite, G7, Unione Europea, OSCE –, nonché nell’ambito delle riunioni annuali e dei cicli di riesame delle maggiori convenzioni internazionali in materia. In particolare: - è parte della Convenzione di Ottawa sul bando delle Mine Antipersona. Partecipa agli scambi di informazione e destina risorse allo sminamento umanitario per mezzo di un Fondo appositamente istituito con legge n. 58/2001 (nel 2024 con tale Fondo sono stati finanziati interventi per un ammontare di euro € 8.590.733, in continuità con quanto stanziato nel 2021, nel 2022 e nel 2023); - è parte della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo (CCM), nel cui quadro ha esaurito i propri obblighi di distruzione dei propri arsenali con quattro anni di anticipo rispetto ai limiti temporali previsti; - è parte della Convenzione sui Certe Armi Convenzionali (CCW) e dei suoi cinque Protocolli; sostiene le iniziative in tale ambito e svolge un ruolo attivo e propositivo per l’adozione di strumenti internazionali volti a minimizzare l’impatto umanitario dei conflitti. Le Forze Armate hanno già radiato tutte quelle armi considerate inumane e oggetto di specifici Protocolli limitativi annessi alla Convenzione CCW. Partecipa attivamente ai lavori del Gruppo di Esperti Governativi sulle tecnologie emergenti in materia di sistemi d’arma letali autonomi (GGE LAWS); - ha partecipato al processo volto all’adozione (avvenuta a Dublino ad ottobre 2022) di una Dichiarazione politica sul rafforzamento della protezione dei civili dalle conseguenze umanitarie derivanti dall'uso di armi esplosive nelle aree popolate (EWIPA) e ha partecipato alla prima Conferenza di verifica della Dichiarazione (Oslo, aprile 2024); - è parte del Trattato sul Commercio di Armi (ATT); - è parte delle Convenzioni dell’Aja sulle Leggi di Guerra e del Protocollo di Ginevra sul divieto di impiego di Gas Asfissianti e di Armi Batteriologiche; - è parte delle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 sul diritto internazionale umanitario, nonché dei due Protocolli addizionali; - è parte della Convenzione sulle Armi Biologiche e Tossiniche (BWC); - è parte delle Convenzione sulle Armi Chimiche (CWC).
3.2 Fornite informazioni su come il vostro Stato persegue misure di controllo degli armamenti, di disarmo e di rafforzamento della fiducia al fine di rafforzare la sicurezza e la stabilità nell’area dell’OSCE.
L’Italia è parte del Trattato sulla limitazione delle Forze Convenzionali in Europa (CFE) e ha costantemente ottemperato agli obblighi previsti dal Trattato, mantenendo le proprie consistenze di equipaggiamenti ben al di sotto dei limiti previsti, procedendo alla distruzione 30 di quelli via via ritenuti obsoleti in aderenza alle specifiche metodologie e scambiando annualmente con gli altri Stati Parte tutte le informazioni richieste e relative a strutture ordinative, consistenze di uomini e mezzi delle Unità soggette a limitazione. A novembre 2023, l’Italia ha sospeso l’attuazione del CFE, unitamente agli altri Membri della NATO che sono Parte del Trattato, come conseguenza del ritiro della Federazione Russa e delle azioni destabilizzanti condotte da Mosca nel settore del disarmo, della non proliferazione e del controllo degli armamenti. L’Italia è anche parte del Trattato Cieli Aperti (Open Skies) e in tale ambito effettua e permette voli di osservazione aerea finalizzati ad accrescere la trasparenza, la fiducia e la sicurezza collettiva. Nell’area OSCE l’Italia aderisce al Documento di Vienna 2011 e partecipa al relativo processo volto al suo ammodernamento. Adotta tutte le misure in esso previste con spirito di massima trasparenza, anche attraverso lo scambio di informazioni militari sulle proprie Unità e l’organizzazione periodica di eventi improntati alla mutua conoscenza (visita installazioni militari e basi aeree). Condivide informazioni relative: a nuovi sistemi d’arma introdotti in servizio; alle attività di pianificazione della difesa; al personale militare effettivo; all’approvvigionamento di nuovi materiali. Nella ricezione delle visite valutative e ispezioni VD2011, il personale militare e le unità coinvolte operano nel pieno rispetto delle misure e dello spirito cui è improntato il Documento. Per quanto attiene alle Armi di Piccolo Calibro e Leggere (SALW), l’Italia sostiene le iniziative internazionali volte a combatterne la proliferazione e diversione, a partire dal Programma di Azione delle Nazioni Unite del 2001 e dal relativo Strumento Internazionale di Tracciamento (che risale al 2005), adottando le migliori prassi e, dal punto di vista normativo, imponendo una stringente regolamentazione sull’acquisizione, il trasferimento, la detenzione, la marcatura e il tracciamento delle armi.
31 SEZIONE II ELEMENTI INTRASTATALI
1. Processi decisionali e di pianificazione a livello nazionale
1.1 Quali sono i processi decisionali e di pianificazione a livello nazionale nella determinazione/approvazione dell’assetto militare e delle spese per la difesa del vostro Stato?
a. L’assetto militare La pianificazione nazionale in materia di Difesa è in stretta aderenza alla linea d’indirizzo della Politica Estera e di Difesa definita dal Governo, in conformità agli impegni assunti in sede internazionale, e sottoposta al vaglio del Parlamento il cui ruolo si esplica: - nell’approvazione della Legge Finanziaria e dei provvedimenti collegati; - nella ratifica degli Accordi di cooperazione internazionale anche nel settore della Difesa; - nell’approvazione dei disegni di legge riguardanti le Forze Armate; - nell’esercizio dei poteri di controllo mediante interrogazioni, interpellanze e visite che consentono ad ogni singolo parlamentare di verificare l’operato delle F.A.; - i compiti del Ministro della Difesa, contenuti nel Decreto legislativo 15 marzo 2010 n. 66, consistono: nell’attuazione delle deliberazioni in materia di difesa e sicurezza adottate dal Governo e approvate dal Parlamento; nell’approvazione della pianificazione generale e operativa interforze e dei conseguenti programmi tecnico – finanziari nonché della pianificazione relativa all’area industriale, pubblica e privata, di interesse della Difesa; nell’illustrazione al Parlamento dell’evoluzione del quadro strategico e degli impegni operativi interforze, della preparazione delle F.A., delle previsioni di spesa e della ripartizione delle risorse finanziarie, dello stato di attuazione dei programmi di investimento.
b. Le spese per la difesa Il Parlamento approva le leggi di bilancio che definiscono lo stato di previsione, l’assestamento e il rendiconto generale delle spese della Difesa. Ogni anno il Ministero della Difesa elabora un proprio bilancio che, integrato con quelli degli altri Dicasteri pubblici, è presentato dal Governo al Parlamento per l’approvazione entro la fine dell’anno nel quadro della legge finanziaria. Negli ultimi due anni la percentuale di spesa della difesa in relazione al PIL è stata pari a circa l’1,5 per cento. Il controllo sulle spese per la difesa è effettuato a livello politico dal Parlamento, e a livello amministrativo - contabile dalla Corte dei Conti.
1.2 In che modo il vostro Stato assicura che, nel determinare le proprie capacità militari, siano tenute presenti le legittime preoccupazioni di altri Stati nonché l’esigenza di contribuire alla sicurezza e alla stabilità internazionali?
L’adesione ai principali Trattati sulla limitazione e controllo degli armamenti e l’attiva partecipazione a quelli improntati a favorire e rafforzare le misure di fiducia e sicurezza reciproca (CSBM) costituiscono incontrovertibili elementi della volontà politica nazionale di
32 mitigare qualsiasi preoccupazione di altri Stati riguardo le capacità militari difensive del Paese improntate a garantire e promuovere la sicurezza e stabilità internazionale.
2. Procedure e strutture esistenti
2.1 Quali sono le procedure costituzionali vigenti per assicurare il controllo politico democratico delle forze militari, paramilitari e di sicurezza interna, dei servizi di intelligence e della polizia?
a. Forze Armate - La Costituzione italiana prevede la subordinazione dell’organizzazione militare al “Vertice politico – strategico” composto dai massimi organi costituzionali: Presidente della Repubblica, Parlamento e Governo. In particolare: - il Presidente della Repubblica, in virtù dell’art. 87 della Costituzione, “ha il comando delle Forze Armate” e presiede il Consiglio Supremo di Difesa (cui partecipano il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri della Difesa, degli Affari Esteri, dell’Interno, dell’Industria e Commercio, del Tesoro e Bilancio e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa) e quando ne ricorrano le condizioni, dichiara lo “stato di guerra” deliberato dalle Camere; - il Parlamento, ai sensi dell’art. 78, delibera lo “stato di guerra” (in base ai principi della Carta dell’ONU e del Codice di Condotta OSCE) e conferisce al Governo i poteri necessari; esercita la funzione legislativa approvando, tra l’altro, le leggi di bilancio che definiscono lo stato di previsione, l’assestamento e il rendiconto generale delle spese della Difesa; esercita la funzione di controllo sul governo; - il Governo esercita il potere esecutivo ed è responsabile della politica generale della Nazione. Nel suo ambito, il Ministro della Difesa è responsabile, collegialmente, degli atti del Consiglio dei Ministri e, individualmente, degli atti del Dicastero della Difesa. - Nell’esplicazione delle proprie incombenze attua le deliberazioni adottate dal Governo ed emana le direttive in merito alla politica militare, all’attività informativa e di sicurezza ed all’attività tecnico - amministrativa; approva la pianificazione generale ed operativa interforze e quella relativa all’area industriale di interesse della Difesa; illustra al Parlamento l’evoluzione del quadro strategico e degli impegni operativi interforze, le previsioni di spesa per la Difesa e lo stato di attuazione dei programmi di investimento, sottopone all’approvazione del Consiglio dei Ministri i nominativi degli Ufficiali Generali ai quali far assumere le più alte cariche militari.
b. Forze paramilitari L’Italia non dispone di Forze paramilitari.
c. Forze di sicurezza interna Nell’ordinamento italiano le forze di sicurezza interna sono le Forze di Polizia. Le Forze di Polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza) hanno competenza generale in materia di tutela dell’ordine e sicurezza pubblica ed hanno attribuzioni di Polizia Giudiziaria. Esse operano nell’ambito della vigente normativa e nello svolgimento della loro attività sono soggette al controllo amministrativo (disciplinare) e giurisdizionale della Magistratura, sia civile sia penale. Il controllo politico delle Forze di Polizia, secondo l’ordinamento costituzionale italiano, spetta esclusivamente al Parlamento e nel caso specifico, essendo la responsabilità politica
33 sull’operato delle Forze di Polizia attribuita al Ministero dell’Interno, membro del Governo e componente del Consiglio dei Ministri, è al Parlamento che questi è chiamato a rispondere. Il controllo di natura politica sull’operato delle Forze di Polizia è quindi assicurato dal Parlamento che, in generale, può avvalersi dell’istituto della “fiducia” ed in casi particolari può istituire Commissioni d’inchiesta su materie di pubblico interesse con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’Autorità Giudiziaria (art 82 della Costituzione). Il Decreto Legislativo 5 ottobre 2000, n. 297, pone l’Arma dei Carabinieri, corpo di polizia a statuto militare, alle dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa per quanto concerne i compiti militari ed istituisce un collegamento funzionale con il Ministero dell’Interno per quanto riguarda i compiti di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Pertanto, per ciò che concerne le sue attività di Polizia Militare l’Arma è soggetta alle stesse norme e procedure indicate per il complesso delle Forze Armate.
d. Servizi di informazione La Legge n. 124 del 3 agosto 2007 ha riformato la disciplina delle attività dei Servizi di informazione per la sicurezza e del segreto. La Legge, successivamente modificata e integrata, di cui sono stati ormai da tempo adottati tutti i regolamenti di attuazione, ha istituito il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, ponendone al vertice il Presidente del Consiglio dei ministri. Al Presidente del Consiglio dei ministri sono affidati la direzione, la responsabilità politica generale ed il coordinamento della politica informativa e di sicurezza, anche in materia di protezione cibernetica e sicurezza informatica nazionali, che esercita anche impartendo le opportune direttive agli Organismi di informazione per la sicurezza (il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza - DIS, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna - AISE e l’Agenzia informazioni e sicurezza interna - AISI). Il Presidente del Consiglio può delegare le attività non attribuitegli dalla legge in via esclusiva ad un Ministro senza portafoglio o ad un Sottosegretario di Stato (Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica). A livello politico, il Sistema di informazione è completato dal Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri e composto dall’Autorità delegata e dai Ministri degli esteri, dell’interno, della difesa, della giustizia, dell’economia e delle finanze, dello sviluppo economico. Il CISR svolge funzioni di consulenza, proposta e deliberazione sugli indirizzi e sulle finalità generali della politica di informazione per la sicurezza, nonché sulla ripartizione delle risorse finanziarie e sui bilanci degli Organismi di informazione. Le funzioni del Presidente del Consiglio e dell’Autorità delegata sono assolte tramite il DIS, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, al quale la legge affida il compito di coordinare le attività svolte dall’AISE e dall’AISI e di verificarne i risultati. Al DIS, inoltre, sono affidate diverse competenze, tra le quali la promozione dello scambio informativo tra l’AISE, l’AISI e le Forze di polizia, l’elaborazione di analisi e la formulazione di valutazioni e previsioni, sulla scorta dei contributi analitici settoriali dell’AISE e dell’AISI, la promozione della cultura della sicurezza e la tutela amministrativa del segreto. A livello operativo, per quanto concerne i Servizi di informazione, l’AISE ha il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa della sicurezza nazionale dalle minacce provenienti dall’estero, nonché il compito di individuare e contrastare al di fuori del territorio nazionale le attività di spionaggio dirette contro l’Italia e quelle volte a danneggiare gli interessi nazionali. Spettano inoltre all’AISE le attività in materia di controproliferazione
34 concernenti i materiali strategici e le attività di informazione per la sicurezza al di fuori del territorio nazionale. All’interno del territorio nazionale, invece, la competenza in materia di ricerca informativa per la sicurezza, di elaborazione di tutte le informazioni utili alla difesa della sicurezza nazionale, di contrasto delle attività di spionaggio e di quelle volte a danneggiare gli interessi nazionali spetta all’AISI. Il controllo politico sul Sistema di informazione è affidato dalla legge al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR). Il Comitato è composto da cinque deputati e cinque senatori e sono ad esso attribuite funzioni di accertamento, di verifica e di controllo, anche attraverso la richiesta di atti, lo svolgimento di audizioni e di sopralluoghi presso gli uffici degli Organismi di informazione. Il Comitato esprime parere su tutti i provvedimenti di attuazione della legge n. 124 del 2007.
2.2 Come viene assicurata l’osservanza di tali procedure e quali autorità/istituzioni costituzionali sono preposte all’espletamento di tali procedure?
La principale responsabilità del controllo democratico sulle Forze Armate, in ambito costituzionale, spetta al Parlamento. Quest’ultimo approva le leggi di bilancio ed esercita funzioni di vigilanza sull’operato del Governo. Il controllo parlamentare sulle Forze Armate avviene mediante interrogazioni, interpellanze e visite. Le menzionate iniziative possono essere adottate anche da ogni singolo parlamentare. La Costituzione italiana prevede, altresì, la subordinazione dell’organizzazione militare al vertice politico – strategico” composto dal Presidente della Repubblica, dal Parlamento e dal Governo in base a quanto sopra illustrato. Per quanto concerne le Forze di Polizia, si veda la risposta 2.1 lettera c.
2.3 Quali sono i ruoli e le missioni delle forze militari, paramilitari, di sicurezza e come controlla il vostro Stato che tali forze agiscano esclusivamente entro il quadro costituzionale?
a. Forze Armate Il Decreto Legislativo 15 marzo 2010 n. 66, art.89, stabilisce che “compito prioritario delle Forza Armate è la difesa dello Stato. Le Forze Armate hanno altresì il compito di operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza, in conformità alle regole del diritto internazionale ed alle determinazioni delle organizzazioni internazionali di cui l’Italia fa parte. Esse, inoltre, concorrono alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti specifici in circostanze di pubblica calamità ed in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza”. I ruoli delle Forze Armate sono altresì delineati dagli impegni assunti in sede internazionale con l’adesione al sistema di sicurezza collettivo previsto dalla Carta delle Nazioni Unite e ai principi sanciti dall’adesione all’Unione Europea, alla NATO, all’OSCE e al Consiglio d’Europa. In tale quadro le missioni strategiche definite dal modello di Difesa si identificano nell’assolvimento di quattro funzioni principali: - difesa degli interessi vitali del Paese contro ogni possibile aggressione, al fine di salvaguardare l’integrità del territorio nazionale, la sicurezza e la libertà delle vie di comunicazione, delle aree di sovranità nazionale (Ambasciate) e dei connazionali all’estero; - salvaguardia degli spazi euro-atlantici, nel quadro degli interessi strategici o vitali del Paese, attraverso il contributo alla difesa collettiva della NATO;
35 - gestione delle crisi internazionali, che si realizza tramite la partecipazione ad operazioni di prevenzione e gestione delle crisi, al fine di garantire la pace, la sicurezza, la stabilità e la legalità internazionale, nonché l’affermazione dei diritti fondamentali dell’uomo, nell’ambito di Organizzazioni Internazionali o di accordi multilaterali; - concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgimento di compiti specifici in circostanze di pubblica calamità ed in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza. L’invio delle Forze Armate in missione all’estero è definito sul piano internazionale da risoluzioni delle Nazioni Unite e da decisioni assunte in sede UE/NATO/OSCE e perfezionato, sul piano interno, da decisioni prese dal Governo e approvate dal Parlamento in linea con la legge 21 luglio 2016 n. 145. Le procedure delineate garantiscono, pertanto, l’espressione del controllo democratico dell’impiego delle Forze Armate. A ciò si aggiunge l’importante esercizio della funzione Giudiziaria esercitata da Giudici indipendenti dal potere esecutivo e legislativo che vigilano sull’osservanza delle norme. La Legge n. 125/2008 che ha convertito il D.L. n. 92/2008, recante misure urgenti in materia di pubblica sicurezza, ha autorizzato, per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, l’impiego di un contingente di personale militare delle Forze Armate. Esso è posto a disposizione dei Prefetti delle Province, per servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili nonché di perlustrazione e pattuglia in concorso e congiuntamente alle Forze di Polizia. II personale delle Forze Armate, non appartenente all’Arma dei Carabinieri, nell’espletamento dei suddetti servizi di controllo del territorio agisce con le funzioni di “agente di pubblica sicurezza”. Sulla base di tale iniziale previsione legislativa, l’impiego delle Forze armate è stato confermato nel tempo anche in relazione ad attività di emergenza ambientale con riferimento a specifici contesti regionali e da ultimo con riguardo ad esigenze sia di prevenzione e contrasto al terrorismo.
b. Forze di Sicurezza Le Forze di Polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza) hanno competenza generale in materia di tutela dell’ordine e sicurezza pubblica ed hanno attribuzioni di Polizia Giudiziaria. Esse operano nell’ambito della vigente normativa e nello svolgimento della loro attività sono soggette al controllo amministrativo (disciplinare) e giurisdizionale della Magistratura, sia civile sia penale.
3. Procedure relative al personale di forze diverse
3.1 Quale tipo di procedure sono previste nel vostro Stato per il reclutamento e il richiamo di personale per prestare servizio nelle vostre forze militari, paramilitari e di sicurezza interna?
Il “Codice dell’ordinamento militare”, di cui al Decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 ha riassettato, tra gli altri, la Legge 14 novembre 2000, n. 331 ed il discendente Decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, che avevano sancito la sospensione del servizio militare obbligatorio dal 1° gennaio 2007, anticipata al 1° gennaio 2005 dalla Legge 23 agosto 2004, n. 226, ed avevano stabilito i volumi organici complessivi di uno strumento militare totalmente professionale. Il personale militare, tanto in servizio permanente quanto in servizio temporaneo, viene ora reclutato esclusivamente su base volontaria mediante procedura concorsuale cui possono partecipare i cittadini italiani di ambo i sessi (il reclutamento femminile nelle Forze Armate italiane è stato introdotto dalla legge 20 ottobre 1999, n. 380).
36 In generale, la categoria degli Ufficiali consta per la maggior parte di personale in servizio permanente che viene reclutato, in relazione al ruolo di accesso e al canale di alimentazione, mediante: - concorsi pubblici, cui possono partecipare i cittadini italiani; - concorsi interni, riservati ai Sottufficiali, ai Sergenti, ai Volontari Servizio Permanente ed agli Ufficiali in servizio temporaneo. In particolare, gli Ufficiali sono reclutati: - tramite le Accademie Militari, con concorsi riservati prevalentemente ai giovani di età compresa tra 17 e 22 anni; - direttamente dai giovani laureati, di età non superiore a 35 anni, in possesso di specifici titoli di studio di interesse per l’Amministrazione, nei ruoli logistici e tecnici (c.d. “Nomina Diretta”). In particolare vengono reperite quelle professionalità prontamente impiegabili e complementari a quelle già presenti nelle Forze armate, in settori specifici; - tramite concorso riservato ai Marescialli, ai Sergenti, ai Volontari in servizio permanente e agli Ufficiali Ausiliari (AUFP); - tramite concorso per divenire Ufficiali Ausiliari (AUFP, Ufficiali piloti con periodo di ferma obbligatoria, Ufficiali delle forze di completamento), con età non superiore a 38 anni (AUFP) o a 23 anni per i piloti (AUPC). La categoria dei Sottufficiali è articolata su due ruoli: Marescialli e Sergenti/Brigadieri. Il personale del ruolo Marescialli è reclutato per concorso attingendo a bacini di personale diversificato (interno ed esterno). Nello specifico, il 70% dei posti è coperto mediante concorso pubblico (riservato a cittadini di età non superiore a 26 anni) e superamento di specifico corso, mentre il rimanente 30% è coperto mediante concorso interno e superamento di apposito corso (riservato in percentuale differente ai Sergenti e ai Volontari in servizio permanente). Inoltre, per soddisfare specifiche esigenze delle Forze Armate, è stata recentemente introdotta la possibilità di reclutare con il grado di maresciallo e corrispondenti, giovani in possesso di laurea definita con apposito decreto Ministeriale e con età non superiore a 32 anni. I Sergenti/Brigadieri vengono reclutati unicamente tramite concorsi interni riservati agli appartenenti ai ruoli iniziali (graduati). I volontari di truppa vengono reclutati con concorsi pubblici destinati ai cittadini italiani in possesso di diploma di istruzione secondaria di primo grado, come Volontari in ferma prefissata iniziale (età non superiore a 24 anni), con possibilità di ottenere una rafferma annuale. I Volontari in ferma prefissata iniziale alimentano, tramite concorso pubblico, la categoria dei Volontari in ferma prefissata triennale (età non superiore a 28 anni). I Volontari in ferma prefissata triennale, meritevoli e che ne facciano domanda, transitano nel Ruolo dei Volontari in servizio permanente al termine del 3° anno di ferma, salvo perdita dei requisiti. I Volontari in ferma prefissata, in possesso dei requisiti previsti dai rispettivi Ordinamenti, costituiscono poi bacino per alimentare, in parte, le carriere iniziali delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare (con specifiche riserve di posti). Il quadro normativo sopra descritto, peraltro, ha sospeso e non abrogato la struttura giuridica che consente il ricorso alla leva, prevedendo la riattivazione del servizio obbligatorio nell’eventualità che il personale in servizio sia insufficiente e non sia possibile colmare le vacanze organiche mediante il richiamo in servizio di personale militare volontario cessato dal servizio da non più di cinque anni, qualora: - sia deliberato lo stato di guerra ai sensi dell’art. 78 della Costituzione;
37 - una grave crisi internazionale, nella quale l’Italia sia coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale, giustifichi un aumento della consistenza numerica delle Forze Armate. Il cambiamento del quadro politico internazionale hanno portato, nei primi anni 2000, le Forze Armate Italiane a rivedere il concetto dell’impiego delle riserve, fino ad allora basato su criteri di mobilitazione di massa, per adottare un modello più snello e flessibile tendente a limitare le predisposizioni di mobilitazione al solo completamento di Comandi/Enti/Unità in vita. Le Forze Armate italiane, con la trasformazione dello strumento militare in un modello esclusivamente professionale, hanno integrato i propri organici con aliquote di personale da richiamare all’occorrenza, costituenti le c.d. “Forze di Completamento” che possono distinguersi in: Forze di Completamento Volontarie. Si tratta di personale ex-militare in congedo che ha fornito, all’atto della cessazione dal servizio, la disponibilità all’effettivo richiamo alle armi solo dopo la ricezione di un preavviso, impiegato – su base volontaria – fin dal tempo di pace, per le esigenze operative delle Forze armate (sia sul territorio nazionale sia all’estero). Concorre alla composizione delle Forze di Completamento Volontarie anche la cosiddetta “Riserva Selezionata”, costituita da Ufficiali di Complemento in possesso di spiccate professionalità che diano ampia affidabilità a prestare opera proficua nelle Forze Armate. Detto personale è reperito direttamente tra i civili ai quali, previa sottoscrizione della disponibilità al richiamo alle armi e selezione da parte della Forza armata. In particolare, gli ambiti nei quali il personale della Riserva Selezionata si trova più spesso ad operare sono principalmente i settori sanitario, legale, ingegneristico e mass-mediatico; Forze per il Completamento Generale. Forze costituite all’emergenza, attraverso provvedimenti a carattere coercitivo, pianificati sin dal tempo di pace, che prevedono il richiamo alle armi del personale militare in congedo, a partire dalle classi più giovani (congedati negli ultimi 5 anni), la sospensione delle norme inerenti alla cessazione dal servizio permanente e l’incremento dell’entità dei reclutamenti.
3.2 Quale tipo di esenzioni o alternative al servizio militare sono previste nel vostro Stato?
Il servizio militare di leva, quale obbligo imposto a tutti i cittadini italiani di sesso maschile idonei, è stato sospeso a decorrere dal 1° gennaio 2005, contestualmente all’istituzione del modello di Forze armate interamente professionali, alimentate tramite l’arruolamento su base volontaria di personale di sesso maschile e femminile. La relativa disciplina normativa è contenuta nel Codice dell’ordinamento militare, agli articoli dal 1929 al 2114. In particolare, l’art. 1929, al comma 2, prevede che: «Il servizio di leva è ripristinato con decreto del Presidente della Repubblica, (…), se il personale volontario in servizio è insufficiente e non è possibile colmare le vacanze di organico, in funzione delle predisposizioni di mobilitazione, mediante il richiamo in servizio di personale militare volontario cessato dal servizio da non più di cinque anni, nei seguenti casi: a. se è deliberato lo stato di guerra (…); b. se una grave crisi internazionale nella quale l'Italia è coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale giustifica un aumento della consistenza numerica delle Forze armate.».
38 3.3 Quali sono le procedure giuridiche e amministrative per tutelare i diritti del personale di tutte le forze, nonché dei militari di leva?
Nell’ordinamento giuridico italiano, la posizione del personale militare è definita da un articolato quadro legislativo che configura lo “status giuridico’’ dei militari, in termini di «diritti» e «doveri». La tutela dei diritti dei militari è innanzitutto sancita dalla Costituzione e dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 “Codice dell’Ordinamento Militare” (in cui è confluita la legge. n. 382/1978) che, all’art. 1465, comma 1 recita “Ai militari spettano i diritti che la Costituzione della Repubblica riconosce ai cittadini.”. È previsto inoltre un sistema di “controlli” sia interni che esterni all’organizzazione militare. Sul piano interno, il militare: - può essere sottoposto a procedimento disciplinare solo per specifiche inosservanze di norme regolamentari. L’Amministrazione è comunque tenuta ad osservare l’obbligo di garantire l’espressione della difesa del militare e di motivare i provvedimenti; - può presentare al superiore che ha emesso il provvedimento “istanza di riesame” contro eventuali provvedimenti amministrativi (disciplinari e d’impiego) ritenuti lesivi di “diritti” o “interessi” e “ricorso gerarchico” all’organo di comando sovraordinato; - può altresì conferire con il superiore diretto, e, nelle forme previste, con ogni altro superiore e con il Ministro della Difesa, cui tra l’altro, può essere inoltrato un plico chiuso. In base alla legge n. 241/1990 e successive modificazioni ed integrazioni (legge n. 15/2005 “Modifiche ed integrazioni alla legge n. 241/1990, concernenti norme generali sull’azione amministrativa, e legge n. 69/2009 “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile”), il militare può comunque partecipare al procedimento amministrativo che lo riguarda, esercitare il diritto di accesso alla documentazione e ricevere indicazioni sul nome del funzionario responsabile del procedimento. Inoltre si segnala il D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33, come modificato dal D.Lgs. 97/2016, recante il “Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”. Può presentare ricorso straordinario al Presidente della Repubblica o ricorso agli organi della Giustizia Amministrativa (in 1° grado ai Tribunali Amministrativi Regionali, in 2° grado al Consiglio di Stato) avverso atti amministrativi ritenuti lesivi di diritti soggettivi o interessi legittimi. Nel caso di violazione di precetti penali, ciascun militare può rivolgersi all’Autorità Giudiziaria penale militare in caso di reato militare o all’Autorità Giudiziaria ordinaria in caso di altro reato. Benché nell’ambito dell’ordinamento italiano la cura del benessere del personale rientri nei doveri principali dei Comandanti a tutti i livelli, la tutela degli interessi collettivi del personale militare è altresì assicurata dall’Istituto, di tipo elettivo, della “Rappresentanza Militare” articolata in organi di livello centrale, intermedio e di base (Decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 “Codice dell’Ordinamento Militare”, articoli 1476 e seguenti; Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90 “Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di Ordinamento Militare”, articoli 870 e seguenti), che, posto all’interno dell’ordinamento militare stesso, formula pareri, proposte e richieste su tutte le materie oggetto di norme legislative o regolamentari circa la condizione, il trattamento, la tutela di natura giuridica, economica, previdenziale, sanitaria, culturale e morale dei militari verso le corrispondenti autorità ai vari livelli. Nel merito, la Rappresentanza svolge un’attività:
39 (1) propositiva, che si estrinseca tramite riunioni e conseguenti delibere, con cui possono essere presentate istanze di carattere collettivo relative ai seguenti campi di interesse: - conservazione dei posti di lavoro durante il servizio militare, qualificazione professionale, inserimento nell’attività lavorativa di coloro che cessano dal servizio militare; - provvidenze per gli infortuni subiti e per le infermità contratte in servizio e per cause di servizio; - integrazione del personale militare femminile; - attività assistenziali, culturali, ricreative, di educazione civica e di promozione sociale, anche a favore dei familiari; - organizzazione delle sale convegno e delle mense; - condizioni igienico-sanitarie; - alloggi. Tali delibere vengono veicolate all’attenzione delle autorità gerarchiche competenti (Art. 880 del DPR n. 90 del 15 marzo 2010 “Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare”). (2) consultiva, che si concretizza con riunioni/audizioni a cui l’Organo Centrale di Rappresentanza è chiamato a partecipare dai vertici militari o politici “sulle materie che formano oggetto di norme legislative o regolamentari”, sulle seguenti tematiche, ai sensi dell’art. 1478 del D.Lgs. n. 66 del 15 marzo 2010 “Codice dell’ordinamento Militare” (COM): - la condizione; - il trattamento; - la tutela di natura giuridica, economica, previdenziale, sanitaria, culturale e morale dei militari. - Gli organi della Rappresentanza Militare, intermedi e di base, concordano con i comandi e gli organi dell’amministrazione militare, le forme e le modalità per trattare materie indicate nel predetto art. 1478 del COM. In particolare, per quanto attiene al livello centrale della rappresentanza l’attività consultiva può essere: (1) facoltativa, quando il legislatore, nel momento della predisposizione di un provvedimento legislativo, sente l’esigenza di ascoltare un parere di merito per meglio definirne i contenuti; (2) obbligatoria, quando nell’ambito dell’attività legislativa, le nuove disposizioni rientrano tra le materie per cui è prevista “la concertazione”, disciplinata dal Decreto Legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e nello specifico: - il trattamento economico fondamentale e accessorio; - il trattamento di fine rapporto e le forme pensionistiche complementari; - la durata massima dell’orario di lavoro settimanale; - le licenze; - l’aspettativa per motivi privati e per infermità; - i permessi brevi per esigenze personali; - il trattamento economico di missione, di trasferimento e di lavoro straordinario; - i criteri per l’istituzione di organi di verifica della qualità e salubrità dei servizi di mensa e degli spacci, per lo sviluppo delle attività di protezione sociale e di benessere del personale, ivi compresi l’elevazione e l’aggiornamento culturale del medesimo, nonché per la gestione degli enti di assistenza del personale; - l’istituzione dei fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale.
40 In questo caso, il legislatore è tenuto ad acquisire preventivamente il parere della Rappresentanza, in merito al progetto in itinere. Al livello apicale l’Organismo Centrale di Rappresentanza dialoga con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Ministro della Difesa e con le Commissioni Parlamentari. Per quanto riguarda le tre principali Forze di Polizia, occorre operare un’importante distinzione tra quelle ad ordinamento civile (la Polizia di Stato si configura quale “amministrazione civile ad ordinamento speciale”) e quelle ad ordinamento militare (Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza), poiché da essa discende un diverso status giuridico del personale e di conseguenza un diverso quadro legislativo che, a parte i principi generali comuni sanciti dalle leggi primarie, ne configura le specifiche tutele. Per quanto riguarda il corpus legislativo della Polizia di Stato, la tutela del personale, oltre che dal ricorso alla giustizia amministrativa ordinaria ovvero ai procedimenti di ricorso gerarchico straordinari, viene assicurata dalle norme previste principalmente dalla Legge 121/1981, nonché dai decreti delegati relativi all’Ordinamento del Personale, il Regolamento di Servizio, il Regolamento di Disciplina, l’inquadramento nei ruoli, ed alle norme di comportamento politico-sindacale, ed a seguire dai contratti collettivi ed accordi quadro, che ne stabiliscono in dettaglio tutti i principali aspetti giuridico-ordinamentali, economici, previdenziali, sindacali, etc. La Corte Costituzionale con la sentenza n. 120 del 2018, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del D.Lgs. 66/2010, ha affermato che i militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale (APMCS), ma ha contestualmente precisato che: – tale costituzione dovrà avvenire “…. alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge.”; – “è indispensabile una disciplina legislativa che regolamenti le condizioni e i limiti dell’esercizio del diritto di associazione sindacale”. A seguito di tale sentenza, pertanto, è stata approvata la legge 28 aprile 2022, n. 46 recante “Norme sull’esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo” che ha disciplinato l’esercizio delle libertà sindacali mediante la costituzione di apposite associazioni professionali a carattere sindacale tra militari (“APCSM”). Tali norme sono state recepite nel D.Lgs. 66/2010 “Codice dell’Ordinamento Militare” (COM) con D.lgs. 192/2023. Tali associazioni svolgono l’attività sindacale volta alla tutela degli interessi collettivi degli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare. Tali Associazioni sono competenti nelle seguenti materie (in analogia alle competenze della Rappresentanza Militare) ai sensi dell’art. 5 della citata legge: - rapporto di impiego del personale militare; - assistenza fiscale e consulenza relativamente alle prestazioni previdenziali e assistenziali a favore dei propri iscritti; - inserimento nell’attività lavorativa di coloro che cessano dal servizio militare; - provvidenze per gli infortuni subiti e per le infermità contratte in servizio e per causa di servizio; - pari opportunità; - prerogative sindacali di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sulle misure di tutela della salute e della sicurezza del personale militare nei luoghi di lavoro; - attività culturali, assistenziali, ricreative e di promozione del benessere personale dei rappresentati e dei loro familiari.
41 L’art. 19, comma 2 della legge 46/2022 prevede, inoltre, che i delegati della rappresentanza militare, il cui mandato è in corso alla data di entrata in vigore della prefata legge, restino in carica e proseguano l'attività di competenza, compresa la partecipazione alle procedure di concertazione per il rinnovo del contenuto del rapporto di impiego del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, fino all'entrata in vigore del primo decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, sentiti i Ministri della Difesa e dell’economia e delle finanze, che riconosce le APCSM rappresentative a livello nazionale.
4. Applicazione di altre norme, decisioni e principi politici e del diritto umanitario internazionale
4.1 Come assicura il vostro Stato che il diritto umanitario internazionale e il diritto di guerra siano resi ampiamente disponibili, ad esempio, attraverso programmi di addestramento e regolamenti militari?
La Difesa italiana ha ampiamente introdotto nei percorsi di formazione di base, intermedia e avanzata, argomenti e programmi relativi al Diritto Internazionale Umanitario (DIU) e al Diritto Internazionale nei Conflitti Armati (DICA) a favore del personale militare di tutte le categorie (Ufficiali, Sottufficiali, Graduati), prevedendo, in alcuni casi anche la partecipazione di civili e personale militare di Paesi esteri a specifici corsi organizzati in materia. L’offerta formativa delle Forze Armate è consolidata e variegata e consente, sin dalle fasi iniziali, di acquisire le nozioni necessarie per orientarsi nel panorama del diritto internazionale umanitario che costituisce anche un insegnamento universitario nei corsi di laurea e nei master di II livello. Nello specifico, tale tipo di formazione, che accompagna il personale lungo tutto il percorso professionale, comporta un livello di approfondimento sempre crescente, a seconda delle esigenze di formazione e di impiego e viene resa disponibile sia attraverso risorse e docenti interni alle Forze Armate, sia mediante gli istruttori della Croce Rossa Italiana e del Corpo Militare della CRI. A titolo di esempio, nell’ambito della formazione di base, l’Esercito, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana (CRI), organizza presso l’Accademia Militare di Modena il Corso di Diritto Internazionale Umanitario per Operatori Internazionali a favore degli Ufficiali del Ruolo Normale e, presso la Scuola Ufficiali dell’Esercito, il Corso Consigliere Qualificato per l’applicazione del Diritto Internazionale nei conflitti armati e nelle CROs Crises Response Operations. Anche a favore dei Sottufficiali (Allievi Marescialli e Sergenti) sono previsti tali corsi presso la Scuola Sottufficiali dell’Esercito (Diritto Internazionale Umanitario per Operatori Internazionali e Diritto Umanitario dei Conflitti Armati). Nella fase intermedia, invece, la formazione è assicurata ad esempio, attraverso l’insegnamento “Elementi di Diritto internazionale umanitario”, sempre in collaborazione con la Croce Rossa Italiana. A valle della sigla del Protocollo d’Intesa con Croce Rossa Italiana, inoltre, annualmente, presso i Comandi e le Unità presenti sul territorio nazionale, si svolgono circa 40 edizioni del Corso di Diritto Internazionale Umanitario per Operatori Internazionali della durata di una settimana, rivolto al personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia e circa 10 edizioni del Corso per Consigliere Qualificato per l’applicazione del Diritto Internazionale Umanitario nei conflitti armati, della durata di circa due settimane, per conseguire il titolo rispettivamente di “Operatore Internazionale” e “Consigliere qualificato”, sulla base del Codice di Diritto Internazionale Umanitario.
42 Nell’ambito dei piani di studio relativi alla formazione di base anche l’Arma dei Carabinieri prevede una specifica formazione in materia di Diritti Umani e Diritto Internazionale Umanitario presso la Scuola Ufficiali, la Scuola Marescialli e Brigadieri e le Scuole Allievi Carabinieri. Mentre, presso il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units (COESPU) dell’Arma dei Carabinieri vengono erogati, annualmente, il Corso di Polizia di Stabilità nelle operazioni di gestione delle crisi internazionali e il Corso avanzato sulla tratta di esseri umani a favore degli Ufficiali da impiegare in Teatro operativo basati su lezioni frontali e casi studio in lingua inglese. In generale, alla formazione obbligatoria prevista dai piani formativi di tutte le Forze Armate, si affiancano i corsi organizzati in collaborazione con la CRI, la cui partecipazione è facoltativa e aperta al personale delle Forze Armate, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Inoltre, si evidenzia che nel 2024 il Comando Operativo di Vertice Interforze ha organizzato settimane, rivolto sia al personale in servizio permanente delle Forze Armate sia a quello della riserva selezionata e finalizzato a sviluppare capacità trasversali necessarie per gestire problematiche legali nell’ambito dei Teatri Operativi, creando un bacino interforze di Ufficiali da cui attingere le specifiche professionalità e in grado di operare nell’ambito del settore legale con specifico riferimento alle missioni internazionali. Anche nella fase di preparazione e addestramento pre-deployment, i militari di tutte le categorie sono formati sugli argomenti in parola, come previsto dalle Direttive sulla preparazione delle forze.
4.2 Che cosa è stato fatto per assicurare che i membri del personale delle Forze Armate siano coscienti di essere individualmente responsabili delle loro azioni ai sensi del diritto nazionale ed internazionale?
La conoscenza dei fondamenti del Diritto Internazionale Umanitario, instillata sin dai primi momenti della formazione, consente al personale delle FA di acquisire il know how e la consapevolezza necessari al fine di svolgere con efficacia ed efficienza i compiti istituzionali, in Patria e all’estero. Al riguardo, concorrono i programmi formativi e tutte le iniziative evidenziate, alle quali si aggiungono altre opportunità formative, di livello avanzato e interforze. Presso il Centro Alti Studi Difesa – Scuola Superiore Universitaria a Ordinamento Speciale è erogato il Corso per Consigliere Giuridico nelle Forze Armate (C.G.), rivolto a Ufficiali Superiori delle Forze Armate, Corpi Armati dello Stato ed al personale dei Corpi ausiliari delle Forze Armate, in possesso di Laurea Magistrale in giurisprudenza, segnalati dai rispettivi Organi di impiego. Il corso è anche aperto alla frequenza da parte di discenti civili che si iscrivono al Master universitario di II livello in “Diritto Internazionale Umanitario e dei Conflitti Armati”. Lo stesso Centro eroga ogni anno il Modulo di “Nozioni e concetti applicativi di Diritto Internazionale Umanitario” all’interno dell’area disciplinare “Elementi di Diritto Internazionale” a favore dei frequentatori del “Corso Interforze di Stato Maggiore” presso l’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI). Nell’ambito della formazione avanzata, inoltre, presso l’International Institute of Humanitarian Law (IIHL) di Sanremo si svolge: - l’Advanced Course on IHL cui vengono inviati Ufficiali delle Forze Armate; - l’International Military Course on Law Of Armed Conflict Course (LOAC) per Ufficiali e civili, durante il quale si affrontano una serie di questioni legali rilevanti relative al DIU e ad altri aspetti legali che sorgono durante le operazioni militari a tutti i livelli di intensità.
43 In aggiunta, nell’ambito dei rapporti di cortesia tra i Capi del Corpo di Commissariato Militare Marittimo italiano e inglese, il Royal Navy (Southwick Park) organizza annualmente il Navy Legal’s International and Operational Law Course cui sono destinati i citati Ufficiali della Marina Militare. In collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara (UNIFE), il Comando Operazioni Aerospaziali dell’Aeronautica Militare organizza, sempre a livello interforze, il “Corso Diritti Umani e Diritto Umanitario nei conflitti armati”. Inoltre, l’Accademia Aeronautica organizza con frequenza annuale il corso di Diritto Internazionale Umanitario e regole di ingaggio a favore del personale militare di altre Forze armate estere. Infine, il personale militare destinato ad essere impiegato in Teatro Operativo segue specifiche attività formative in materia di Diritto Internazionale Umanitario sono integrate da conferenze di carattere storico culturale e da direttive sui comportamenti da tenere nel Paese teatro della missione, nel rispetto degli usi e costumi delle popolazioni locali. Per la preparazione delle Unità da impiegare in operazioni di peacekeeping sono state capillarmente diramate specifiche pubblicazioni in materia: - il “Manuale di Diritto Umanitario” in 5 volumi (riportante tutte le principali Convenzioni Internazionali di Diritto Umanitario); - il “Manuale per le operazioni di mantenimento della pace e per gli interventi umanitari”; - il “Codice di comportamento delle F.A. in operazioni”; - un opuscolo sugli aspetti legali delle operazioni all’estero.
4.3 Come assicura il vostro Stato che le forze armate non siano impiegate per limitare l’esercizio pacifico e legittimo dei diritti dell’uomo e dei diritti civili da parte delle persone, in quanto singoli o in quanto rappresentanti di gruppi, né per privarle della loro identità nazionale, religiosa, culturale, linguistica o etnica?
Si vedano le risposte alle domande 4.1 e 4.2 della sezione II.
4.4 Che cosa è stato fatto per consentire l’esercizio dei diritti civili da parte dei singoli membri del personale e assicurare che le Forze Armate del Paese siano politicamente neutrali?
Si vedano le risposte alle domande 2.1, 2.2, 2.3 e 3.3 della Sezione II.
4.5 Come assicura il vostro Stato che la sua politica e la sua dottrina di difesa siano conformi al diritto internazionale?
La struttura legale della Difesa si può suddividere in tre differenti livelli politico, strategico militare e operativo come illustrato nello schema di seguito:
44 Lo Stato Maggiore della Difesa, in particolare, si avvale della consulenza giuridica svolta dall’Ufficio Generale Affari Giuridici (UGAG) posto alle dirette dipendenze del Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa e i cui compiti specifici sono: - studiare ed esaminare i provvedimenti legislativi e le evoluzioni giurisprudenziali, assicurando assistenza e consulenza in materia legale; - fornire supporto in campo giuridico, contribuendo alla definizione degli indirizzi di policy, attraverso l’indicazione del quadro normativo, entro i quali devono essere armonizzati le attività, i piani e i programmi; - corrispondere direttamente con l’Ufficio Generale del Capo di SMD, con l’Ufficio Legislativo e con i paritetici Uffici del Gabinetto del Ministro, del Segretariato Generale e degli SM di F.A.; - fornire il supporto giuridico alle attività condotte nel quadro della cooperazione con le F.A, le organizzazioni militari e civili con cui il Paese intrattiene relazioni internazionali e/od alle quale aderisce; - seguire, analizzare e valutare gli atti normativi che interessano l’impiego delle F.A. fuori dal territorio nazionale, con particolare riguardo alle risoluzioni ONU, alle direttive NATO ed agli altri provvedimenti d’interesse adottati dalle Organizzazioni internazionali, multilaterali e regionali; - curare l’elaborazione degli accordi di cooperazione di natura politico-militare nel campo della Difesa bi e multilaterali. Nell’articolazione dell’Ufficio, è anche inclusa, per il settore internazionale, una Sezione UE, OSCE ed organismi bilaterali che fornisce consulenza giuridica nello specifico campo di competenza. Il Capo di UGAG riveste anche l’incarico di consigliere giuridico del Capo di Stato Maggiore della Difesa.
45 SEZIONE III ACCESSO DEL PUBBLICO E CONTATTI
1. Accesso del pubblico
1.1 Come viene informato il pubblico in merito alle disposizioni del Codice di Condotta?
Le informazioni relative al Codice di Condotta verranno pubblicizzate in futuro nei siti WEB istituzionali. Al momento esse sono accessibili tramite il sito WEB OSCE.
1.2 Quali informazioni supplementari relative al Codice di Condotta, come ad esempio le risposte fornite nel Questionario sul Codice di Condotta, sono rese accessibili al pubblico nel vostro Stato?
Non disponibili.
1.3 Come assicura il vostro Stato l’accesso del pubblico a informazioni connesse alle forze armate del vostro Stato?
Le Forze Armate provvedono individualmente alla diffusione di informazioni su modalità di reclutamento, stato giuridico, progressione di carriera e opportunità lavorative post servizio mediante i propri dedicati organi di pubblica informazione. Propaganda diretta mediante opuscoli informativi o accesso diretto tramite collegamento internet sul WEB consentono di avere un’ampia panoramica sull’organizzazione, sulle attività svolte dalle Forze Armate e sulla condizione del militare.
2. Contatti
2.1 Fornite informazioni relative al punto di contatto nazionale per l’applicazione del Codice di condotta.
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Direzione Generale per gli affari politici e di sicurezza (DGAP) Ufficio III (OSCE) / Ufficio V (Non proliferazione) Piazzale della Farnesina, 1 00135 Roma Tel. +39.06.3691.7380/2462 Email: dgap-03@esteri.it
Ministero dell’Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza Ufficio Coordinamento e Pianificazione per le Forze di Polizia Servizio relazioni internazionali – Divisione Affari Multilaterali Via Panisperna, 200 | 00184 Roma Tel.: +39 06 46535471
46 Stato Maggiore della Difesa III Reparto Direzione Strategica e Cooperazione Militare Ufficio Controllo e Verifica Armamenti e Controproliferazione Via Mario Mameli snc, Aeroporto Ciampino 00178 Roma Tel. +39 06469125276 Fax +39 06469122930
Ministero dell’Economia e delle Finanze Dipartimento del Tesoro Direzione V – Prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario per fini illegali Via XX Settembre, 97 00187 Roma Tel. +39 06 4881135 Fax +39 06 47611047 e-Mail: giuseppe.maresca@tesoro.it Web: www.dt.mef.gov.it
47 UPDATED INDICATIVE LIST OF ISSUES PERTAINING TO WOMEN PEACE AND SECURITY TO BE PROVIDED IN THE QUESTIONNAIRE ON THE OSCE CODE OF CONDUCT
This document provides an indicative list of issues, which aims at providing useful information on Women, Peace and Security aspects for participating States replying to the Questionnaire on the OSCE Code of Conduct on Politico-Military Aspects of Security. It is structured around the four pillars of UNSCR 1325 (Prevention, Participation, Protection and Sustaining Peace) and is set out in two parts for each pillar: - PART A Checklist of key commitments and measures taken by participating States - PART B More detailed information for sharing good practice between participating States.
3.1 PREVENTION A. Checklist of key commitments taken by participating States
LIST OF INTERNATIONAL AGREEMENTS AND ARRANGEMENTS
Please indicate if your State is party to the following universal and regional legal instruments relevant to protecting women, peace and security. If your State is not a party to a treaty, but considers becoming a party, kindly indicate at which stage is such consideration (e.g., undergoing inter-ministerial co-ordination, approved by government and sent to parliament, approved by parliament and awaiting enactment by president, etc.)
Party by: ratification P(R), accession Law and date of P(a), succession ratification, accession, Name of the Treaty P(s), acceptance succession, acceptance, P(A), approval or approval P(AA), or Not party Universal legal instruments Protocol Supplementary to the United Nations Convention Signature: Against Transnational Organized 12 Dec 2000 1. Crime to Prevent, Suppress and Ratification: Punish Trafficking in Persons, 2 Aug 2006 Especially Women and Children (2000) Signature: United Nations Convention on All 1980 2. Forms of Discrimination Against Ratification P(R) Ratification/Accession: Women (1979) 1985
48 The Council of Europe legal instruments Signature: 08/06/2005 European Convention Against Ratification: Trafficking in Human Beings (2005) 3. 29/11/2010 CETS No: 197 Entry into Force: 01/03/2011 Signature: European Convention on 27/09/2012 Preventing and Combatting Ratification: Violence Against Women and 4. 10/09/2013 Domestic Violence (2011) CETS No: Entry into Force: 210 01/08/2014
Other arrangememts yes no 5. National action plan on UNSCR 1325 yes no National legislation to implement the UN CEDAW convention (if a party), with particular reference to combating discrimination in employment, education, 6. access to health services and participation in yes institutions ensuring democratic oversight and public scrutiny of the security sector. Other related information, clarification or details to 7. share:
B. Checklist of key measures taken by participating States
Please indicate if your State has the following preventative measures in place. More detailed information of the preventative measures can be included in Part B below.
Type of Measure Yes No Mechanism to assess risk of abuse of small arms to 1. commit or facilitate serious acts of gender-based violence and violence against women and children Inclusion of women’s organisations and women in religious, ethnic minority or community groups in measures: 2. - to counter and prevent terrorism and violent extremism - to raise awareness of the potential risks of exploitation and radicalization1 Inclusion of gender perspective and special needs of 3. women and girls in a national counter-terrorism strategy2
1 See also similar question 3a in form to input to UN SG UNSCR 1325 report. 2 See also similar question 3a in form to input to UN SG UNSCR 1325 report.
49 Inclusion of specific matters related to the protection 4. of women’s and girl’s rights in the basic education of Yes armed forces. Availability of specialized in-service training for 5. armed forces personnel on the protection of Yes women’s and girl’s rights. Inclusion of specific matters related to the protection 6. of women’s and girl’s rights in the pre-deployment Yes training for international peacekeeping missions. Plans to address and gather information from local 7. Yes women’s populations in areas at risk of conflicts. Mechanisms to monitor and evaluate the 8. implementation of gender mainstreaming into Yes operations Feedback mechanisms: - from operations to chiefs of defence or military 9. planners Yes - between forces leading multi-national missions and forces providing personnel to such missions Membership of a regional network or leadership 10. Yes network such as the WPS Chiefs of Defence Network Other related information, clarification or details to 11. share:
C. More detailed information for sharing good practice between participating States
1. National Action Plan on UNSCR 1325
1.1 In case you have a National Action Plan on WPS, how is your NAP developed, implemented and its impact assessed, including involvement of women’s organizations and other civil society organizations and co-ordination across government?
Italy has been, from the outset, a strong promoter and supporter of the Women, Peace, and Security Agenda. Since 2010, the country has adopted National Action Plans for the implementation of Resolution 1325 and subsequent resolutions, with the active involvement of civil society, institutions, and international organizations. Following the Fourth Plan (2020- 2024), Italy is currently developing the Fifth National Action Plan (2025-2029), which will mark a further step forward in integrating a gender perspective into peace and security policies. This plan will build upon the lessons learned from the implementation of previous plans and the emerging challenges. The Directorate General for Political Affairs (DGAP) has worked in close collaboration with the Interministerial Committee for Human Rights (CIDU) and civil society partners, who have had the opportunity to contribute both through the work of the dedicated “1325 Working Group” and via an open and transparent Call for Inputs, allowing organizations and individuals to propose ideas and suggestions. In particular, the new plan will focus on four strategic areas:
50 Objective 1 – Strengthening, in a continuous and sustainable manner, the role of women in peace processes and all decision-making processes, ensuring their effective, equal, meaningful, and safe participation, including enhancing synergies with civil society, to effectively implement Security Council Resolution 1325 (2000) and the WPS Agenda.
Objective 2 – Strengthening the promotion of a gender perspective in peace operations and valuing the presence of women, particularly in the Armed Forces and Police Forces, consolidating their role in decision-making processes related to peace missions and peace conferences.
Objective 3 – Strengthening the promotion of gender equality, empowerment, and the protection of women and children, particularly girls, and the respect for the human rights of women and children, especially girls, in conflict and post-conflict areas. This will involve increasing synergies with civil society to implement Security Council Resolution 1325 (2000) and the WPS Agenda.
Objective 4 – Consolidating the promotion of strategic communication and advocacy actions, strengthening Italy's participation in relevant forums, conferences, and sectoral mechanisms (e.g., United Nations system, Red Cross, OSCE, NATO, EU, OECD, Council of Europe), to further support the implementation of the WPS Agenda while continuing to ensure the consolidation of information and training at all levels on the various transversal aspects of Resolution 1325 (2000), particularly for personnel involved in peace operations, while also increasing synergies with civil society and universities.
The new Plan will also place significant emphasis on increasingly relevant issues, identified based on national and international experience in recent years. These include the connection between peace, security, and climate change, the impact of food insecurity, and new technologies, which can be tools for peace but also carriers of emerging threats, such as the horrific phenomenon of online gender-based violence.
The administrations will use the actions and the indicators included in the NAP to assess the relevant developments and progress relating to its implementation. The Inter-ministerial Committee on Human Rights (CIDU) will elaborate an annual progress report in consultation with civil society and other relevant stakeholders.
1.2 In case you have a National Action Plan on WPS, who takes the lead and owns the budget (1)? What contribution is made by your defence ministry and security forces (2)?
(1) The Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation (MAECI) continues to lead and coordinate the implementation of Italy’s National Action Plan (NAP) on Women, Peace and Security through the Inter-ministerial Committee for Human Rights (CIDU), which supervises its monitoring and follow-up. The V NAP (2025–2029) confirms that the financial resources allocated to the Plan are managed by the MAECI. The Plan builds on a strengthened inter-institutional and multi-stakeholder approach, with the CIDU coordinating contributions from all competent authorities, civil society organizations (CSOs), academia, and the private sector, in synergy with the OEWG-1325 (Open-Ended Working Group on WPS). This structure supports a more holistic and gender-transformative implementation. 51 (2) The Ministry of Defence is a fully integrated stakeholder in the NAP’s development and implementation process. It participates through the CIDU and OEWG-1325 and contributes through planning, gender-sensitive training, deployment of qualified personnel in peacekeeping operations, and implementation of sectoral initiatives on gender equality in the armed forces and security missions, both at national and international level.
1.3 In case you have a National Action Plan on WPS, how does the NAP support enhancement of institutional capacity in defence and security?
The V NAP supports the institutional capacity of the defence and security sectors by consolidating gender-responsive policies and the systematic integration of a gender perspective into all phases of peace operations. It strengthens the presence and role of Gender Advisors and Gender Focal Points, ensures access to high-level gender-sensitive training for military and police personnel, and reinforces coordination between relevant ministries. In line with its gender-transformative approach, the NAP promotes shared learning and joint planning between institutions and civil society, facilitates cross-sector dialogue, and includes tailored indicators to measure institutional progress in gender mainstreaming. The Plan also advances intersectional approaches and improves the operational responsiveness of military and security personnel to gender-based risks in conflict and post-conflict environments.
1.4 In case you have a National Action Plan on WPS, how do you publicise progress on implementation of your NAP?
The V NAP provides for regular monitoring and transparent reporting mechanisms. An annual progress report is drafted by the Inter-ministerial Committee for Human Rights (CIDU), in consultation with civil society and other relevant stakeholders. For the first time, an independent monitoring process will complement these institutional reports. The Plan ensures that updates are presented to the Parliament and disseminated through the diplomatic and consular network. Additionally, outcomes and updates on implementation are made available via the CIDU website and are shared with relevant UN and OSCE bodies. The structured involvement of civil society and academia ensures inclusive and accountable communication of progress and challenges.
2. Measures to prevent sexual and gender-based harm
2.1 Horizon scanning, intelligence and risk
How do you include systematic gender analysis of areas at risk of conflict, including gender disaggregated socio-economic indicators, power over resources and decision- making, increases in sexual and gender-based violence, on-line and other threats of violence against women in public life, journalists and those providing humanitarian assistance?
In line with the V NAP’s emphasis on intersectionality and gender-transformative analysis, the gender dimension is systematically integrated into risk assessments of areas prone to conflict. Gender analysis draws on disaggregated socio-economic data, and considers access to resources, representation in decision-making, and evolving risks of sexual and gender-based
52 violence, including online violence. The Political, Military, Economic, Social, Infrastructure and Information (PMESII) methodology remains a key analytical framework for mapping contextual threats and planning tailored responses. Engagement with local women, diaspora groups, and women human rights defenders is also prioritized to inform policy and operational decisions.
How do you incorporate a gender perspective into actions preventing and combatting the tensions that lead to conflict, such as increases in sexual and gender-based violence, terrorism, violent extremism and human trafficking?
The V NAP integrates a gender lens in all preventive efforts, including through early warning systems and local partnerships. Actions to counter human trafficking, extremism, and SGBV are informed by local needs and gender-specific vulnerabilities, as identified through structured consultations and gender analysis. Multi-level engagement with women-led CSOs and survivor-centered approaches help guide mission design and humanitarian programming, reinforcing resilience and inclusive security.
What is the role of your military, police and other security personnel in such activities?
Military, police and other security personnel contribute as key actors in protection, risk mitigation, intelligence gathering, and complaint mechanisms. Their responsibilities are guided by internal protocols that incorporate WPS principles, and they receive specialized training to identify and respond to threats to women and girls. Their engagement is reinforced by the deployment of Gender Advisors, the implementation of internal codes of conduct, and structured coordination with civilian and humanitarian actors.
2.2 Planning
How do you incorporate a gender perspective into operational planning?
Operational planning incorporates a gender perspective through compliance with the NATO BI-Strategic Command Directive 40-1 (2021) and the ACO Gender Functional Planning Guide. The V NAP emphasizes the relevance of these standards and integrates them into both national strategic documents and mission-specific planning. Planning frameworks are enriched by gender analysis and reflect the specific needs of women, men, girls, and boys, with special attention to conflict-affected populations and intersectional vulnerabilities.
How do you plan to address and gather information from local women’s populations in areas at risk of conflict?
The Italian Defence deploys Female Engagement Teams (FETs) and Female Assessment/Analysis Support Teams (FASTs) to collect information from and engage with local women’s populations. This ensures that gender-specific concerns are adequately addressed during mission planning and execution. Female medical personnel are also deployed to facilitate access to services and improve trust and communication with women in local communities.
53 2.3 Awareness and understanding of WPS at all levels and types of security personnel
What training do you give on incorporating a gender perspective and protecting the rights of women and girls to security personnel at basic education, officer training and specialized in service training?
Gender perspective and the protection of the rights of women and girls are embedded in military training at all levels: basic training for troops, non-commissioned and commissioned officers, and advanced courses at the Centre for Advanced Defence Studies (CASD). Officers attending Staff Courses or the War School receive dedicated instruction. Joint Force training includes sessions on WPS during ISSMI and IASD courses. Gender Advisors with operational experience provide field-specific insights, and online NATO ADL gender courses are promoted. Pre-deployment training integrates WPS modules, and in-mission briefings offer regular updates. Commanders also participate in specialized seminars at the Nordic Centre for Gender in Military Operations (NCGM) in Sweden. Selected personnel follow national and international certification courses to become Gender Advisors or Gender Focal Points.
How do you train security personnel to protect women and girls, men and boys from sexual and gender-based violence?3
Training on preventing and responding to SGBV is provided by the Carabinieri Centre of Excellence for Stability Police Units (CoESPU), which offers specialized courses under UN and international frameworks. The Center not only trains peacekeepers but also contributes to the development of international doctrine on stability policing, integrating WPS principles and survivor-centered approaches.
2.4 Vetting of security personnel, especially pre-deployment
What measures do you take to vet and prevent the recruitment, retention, promotion and deployment of security personnel with a record of sexual or gender-based violence or other violations of human rights?4
Pre-deployment vetting of military and police personnel includes background checks conducted through the Carabinieri Corps, based on police records. These checks aim to prevent the selection, retention, or promotion of individuals with histories of sexual or gender-based violence or other human rights violations. The process is supported by internal protocols and SOPs in line with the V NAP’s commitment to accountability and zero tolerance.
2.5 Other preventative measures
What other preventative measures do you have, for example to prevent sexual abuse or sexual exploitation on deployments and other forms of engagement of security forces abroad?5
3 See also similar question 6a in the NATO Sexual Exploitation and Abuse (SEA) Implementation Progress Report 4 See also similar question 2 and 8 in the NATO Sexual Exploitation and Abuse (SEA) Implementation Progress Report. 5 See also similar question 7 in the NATO Sexual Exploitation and Abuse (SEA) Implementation Progress Report.
54 Preventative measures include internal directives from the Legal Affairs Office and operational SOPs issued by the Joint Operations Headquarters. These measures are informed by international best practices and are regularly updated to reflect emerging risks, including those linked to online exploitation. The V NAP reinforces the implementation of preventive frameworks across missions and mandates accountability mechanisms to address any form of misconduct.
3. Leadership, accountability and assurance
3.1 Integrating WPS into the command climate
How do you integrate a gender perspective and WPS into your policy and operational framework, including military manuals, national security policy frameworks, codes of conduct, protocols, standard operating procedures and command directives?
The V NAP ensures that the gender perspective is integrated across strategic and operational frameworks, including codes of conduct, training manuals, SOPs, and mission planning documents. These are aligned with international standards and regularly updated to reflect the evolving nature of threats and the importance of gender-responsive leadership. WPS integration is also promoted through inter-agency collaboration and joint planning efforts.
3.2 Accountability and Performance assessment
What measures, systems or procedures do you have on individual and collective accountability for acting in accordance with such polices or directives?
Accountability is ensured through the use of performance indicators defined in the NAP (Annex 1), internal reporting from personnel divisions, and data collected through institutional monitoring systems. The V NAP also introduces independent monitoring and regular evaluation of objectives, actions, and gender outcomes, ensuring that lessons learned inform continuous improvement.
3.3 Assurance
How do you provide specialist advice to operational commanders on WPS?
Operational commanders are supported by certified Gender Advisors and Gender Focal Points, who are specifically trained to advise on the implementation of WPS principles in mission contexts. These advisors participate in planning, training, and operational review processes.
What systems or measures do you use to co-ordinate specialist advice on WPS throughout your security forces and to provide democratic oversight?
Coordination is facilitated through regular staff meetings, inter-agency working groups, and participation in the OEWG-1325. Oversight is ensured via CIDU’s monitoring system,
55 parliamentary briefings, and engagement with civil society, supporting democratic scrutiny of WPS implementation within the security sector.
4. Sharing of good practice
4.1 How do you share good practice and learn from others? The V NAP institutionalizes the exchange of good practices through participation in international forums (e.g. UN, OSCE, NATO, EU), national and regional meetings, and structured cooperation with academia and civil society. Lessons learned are collected through reports, evaluations, and the OEWG-1325 platform, promoting mutual learning and strengthening Italy’s contribution to global WPS efforts.
56 3.2 PARTICIPATION A. Checklist of key measures taken by participating States
Please indicate if your State has the following measures in place to increase women’s participation in security forces and decision making, including at all stages of any peace- making process. More detailed information of such measure can be included in Part B below.
Type of Measure Yes No Collection and monitoring of sex disaggregated statistics on applicants to armed 1 Yes forces Policies to attract female candidates (targeted campaigns, review of accession 2 No tests etc) Policies to promote equal opportunities for women and men across the security 3 Yes sector Collection and monitoring of sex disaggregated statistics of armed forces personnel: Yes, 4 - By rank by - By promotion rank - By retention Collection and monitoring of sex disaggregated statistics of complaints by armed forces personnel of: - Discrimination 5 - sexual harassment Yes - gender based harassment - sexual violence - gender-based violence Collection and monitoring of sex disaggregated statistics of complaints by civilian personnel in the security sector of: - discrimination 6 - sexual harassment Yes - gender based harassment - sexual violence - gender-based violence Anonymous staff surveys/climate assessment surveys or similar (monitoring 7 No incidences of behaviour contrary to military standards of conduct) Collection and monitoring of sex-disaggregated statistics of: 8 - personnel deployed on operations and peace-keeping missions Yes - and by rank Collection and monitoring of sex-disaggregated statistics of decision makers in the 9 No security sector 10 Other related information, clarification or details to share:
57 B. More detailed information for sharing good practice on participative measures between participating States
1. Measures to increase the number of women in general and in decision-making positions in the armed forces and the ministry of defence (and other security forces- optional).
1.1 What are the numbers and percentages of women and men applying for and recruited to your military forces?
Women Men
Applicants 46.734 125.582
TOTAL Commenced Basic Training 3.311 11.572
TOTAL Completed Basic Training 2.937 10.704
1.2 What are the numbers and percentages of women and men in your military forces, disaggregated by rank?
Army Air force Navy Other1 Other2 Other3 Total Number Of Women 0 0 0 3 3 OF-6 And Higher Number Of Women 213 151 268 281 913 OF-3 To OF-5 Number Of Women 396 320 531 255 1.502 OF-1 To OF-2 Number Of Women 544 631 431 2.695 4.301 OR-5 To OR-9 Number Of Women 6.954 1.411 2.362 6.013 16.740 OR-1 To OR-4
Total 8.107 2.513 3.592 9.247 23.459
Other 1: Carabinieri Corps
58 Number Of Men 187 117 123 150 577 OF-6 And Higher
Number Of Men 6.842 3.607 3.145 2.473 16.067 OF-3 To OF-5
Number Of Men 2.630 1.165 1.708 1.571 7.074 OF-1 To OF-2
Number Of Men 20.621 21.794 16.178 35.269 93.862 OR-5 To OR-9
Number Of Men 54.059 7.886 13.341 61.103 136.389 OR-1 To OR-4
Total 84.339 34.569 34.495 100.566 253.969
Other 1: Carabinieri Corps
1.3 If you regularly analyse retention and promotion statistics disaggregated by gender and rank, what are the trends and what action, if any, are you taking as a result?
N/A
1.4 What are the numbers and percentages of complaints raised by women and men about discrimination, harassment, sexual or gender-based violence?
Female Victims Male Victims Total
Sexual Harassment 9 0 9
Sexual Abuse 3 0 3
Sexual Assault (Includes Rape, 0 0 0 Attempted Rape)
Total 12 0 12
1.5 How do you monitor outcomes?
Through the Military Discipline Report, which collects this kind of information.
1.6 How is a gender-perspective integrated into a ‘climate assessment’ or similar anonymous staff survey, if used? 59 N/A
2. Measures to increase the numbers of women and specialist WPS advisers in peacekeeping forces6
2.1 What are the numbers and percentages of women and men in peacekeeping forces, disaggregated by rank?
Army Air Force Navy Other 1 Other 2 Other 3 Total Number Of Women OF-6 0 0 0 0 0 And Higher Number Of Women OF-3 To 10 14 0 3 27 OF-5 Number Of Women OF-1 To 27 37 0 3 67 OF-2 Number Of Women OR-5 To 35 60 0 6 101 OR-9 Number Of Women OR-1 To 137 29 0 4 170 OR-4 Total Number 209 140 0 16 365 Other 1: Carabinieri Corps
6 See also similar question B1 in form to input to UN SG UNSCR 1325 report.
60 Other Army Air Force Navy Other 1 Other 2 Total 3 Number Of OF-6 And 5 2 0 1 8 Higher Number Of OF-3 To 363 303 1 38 705 OF-5 Number Of OF-1 To 252 278 5 45 580 OF-2 Number Of OR-5 To 1.719 1.850 34 423 4.026 OR-9 Number Of OR-1 To 1.837 316 14 247 2.414 OR-4 Total 4.176 2.749 54 754 7.733 Other 1: Carabinieri Corps NB: Figures and percentages represent the total personnel deployed in the year.
2.2 What are the numbers and percentages of international missions to which you appointed Gender Advisers, Gender Focal Points or Women Protection Advisers?
There is a double hatted Gender Advisor or Gender Focal Point in each national contingent abroad. There is a single hatted Gender Advisor within the national contingent in Lebanon.
3. Democratic oversight of Security Forces and WPS
3.1 How do your security forces publicise, report on and account for their actions on policies and plans related to WPS?
Organising and attending regular meetings, reporting to the Commanding Officers, elaborating and sending regular reports to the Nation.
3.2 What is the representation of women in decision-making positions in institutions ensuring democratic oversight and public scrutiny?
61 3.3 PROTECTION A. Checklist of measures taken by participating States
Please indicate if your State has the following protective measures in place. More detailed information of the protective measure can be included in Part B below. Type of Measure Yes No Specialist Advisers on WPS: - Gender Advisers 1. - Gender Focal Points Yes - Women Protection Advisers Policies to protect women and others in conflict and post-conflict areas 1. 2. Yes from sexual abuse and exploitation by your State’s security personnel7 Policies which set out the duties of commanders and other 2. 3. superiors to Yes prevent abuse or exploitation by their subordinates. Collection and monitoring of reported cases of exploitation and abuse allegedly perpetrated by military, para-military and security 3. 4. forces: Yes - referred - investigated - acted upon Measures to increase your State’s capacity to investigate alleged violations of human rights and fundamental freedoms in areas of 4. 5. Yes conflict or post-conflict including sexual and gender-based violence8 National legislation conferring powers to prosecute alleged extra- 5. 6. terrestrial violations of human rights 6. 7. Other related information, clarification or details to share:
B. More detailed information for sharing good practice on protective measures between participating States
1. Measures to embed protection of women and girls in operations and international missions
1.1 How do you define conflict-related violence in your policies, manuals, standard operating procedures and training material?
7 See also similar question B2 in form to input to UN SG UNSCR 1325 report as well as question 3a in NATO Sexual Exploitation and Abuse (SEA) Implementation Progress Report. 8 See also similar question 4a in Similar question in NATO Sexual Exploitation and Abuse (SEA) Implementation Progress Report
62 We refer to the UN, NATO and EU definitions.
Does it include sexual and gender-based violence, forced sterilisations and abductions, also of men and boys, and forced pregnancy and forced abortions?
Yes.
Does it include victims of terrorism or other armed groups?
Yes.
1.2 Number and percentage of participating State’s international missions that address specific issues affecting women and girls in their terms of reference and the mission reports.
1.3 How are military, para-military and security forces trained to respond to sexual violence and gender-based harm?
Attending courses organized by the Carabinieri Center of Excellence for Stability Police Units (CoESPU).
2. Investigating alleged violations
2.1 How do you identify, record, investigate and prosecute any alleged violations, cases of exploitation and abuse perpetrated by military, para-military and security forces? What experience do you have of such investigations and prosecutions?
Carabinieri Corps, in the role of Military Police, is in charge of this issue.
2.2 What are the number and percentage of reported cases of exploitation and abuse allegedly perpetrated by military, para-military and security forces that are referred, investigated and acted upon?
No cases are reported during deployment abroad.
2.3 How do you ensure access to justice for victims of conflict related violence including cases of exploitation and abuse by military, para-military and security forces?
The formal procedure consists in a criminal complaint.
3. Other measures to protect women and girls
3.1 What lessons could you share in relation to protective measures?
63 3.4 SUSTAINING PEACE Checklist of key measures taken by participating States
Please indicate if your State has the following measures in place to sustain peace, especially with regard to relief and recovery and to post-conflict situations. More detailed information of such measures can be included in Part B below.
Type of Measure Yes No
Measures to ensure the involvement of women from the outset in 1. seeking a peaceful settlement of potential or actual conflicts. Measures to support those who have experienced sexual or gender- 7. 2. based violence during or post-conflict to support their recovery from trauma Measures to support the role of women as agents of change and 8. 3. transformation in areas emerging from conflict
Measures to support capacity building in the security and other sectors 9. 4. of fragile states or post-conflict situations to protect human rights and fundamental freedoms, especially relating to women and girls
10. 5. Other related information, clarification or details to share:
B. More detailed information for sharing good practice between participating States
1.1 How do security personnel support and seek to embed the involvement of women in peacekeeping and throughout the peace building and post –conflict process?
1.2 What training are your security personnel given as regards survivor focus?
1.3 What roles do your security personnel or other personnel play in support of demobilisation, access to humanitarian assistance or to facilitate re-integration post- conflict?
1.4 What lessons could you share in relation to recovery and relief issues in the WPS agenda?
64 3.5 FINAL REFLECTIONS
1. What do you consider biggest obstacles as well as what are the priorities for your country on WPS in the context of the Code of Conduct?
We should do more to spread the gender culture at all levels and to make it clearer the idea and the meaning of gender perspective and WPS agenda. The priorities is to train people on the matter and to have recognized the important role of the Gender Advisor and Gender Focal Point as multiplier in the success of the mission.
2. Would you like to share any additional information, clarification or details?
65 ANNEX III – VOLUNTARY INFORMATION ON CHILDREN AND ARMED CONFLICT
A. International legal framework and commitments
1. Please indicate if your State is a party to or has endorsed the following international legal instruments or voluntary commitments. Please also kindly elaborate in case of any reservations or interpretative statements.
YES NO Reservations/ Interpretative Statements Convention on the Rights of the Child X Optional Protocol to the Convention on the Rights of the Child X on the sale of children, child prostitution and child pornography Optional Protocol to the Convention on the rights of the child X on the involvement of children in armed conflict Optional Protocol to the Convention on the rights of the child X on a communication procedure ILO Convention 182 on the worst forms of child labour X Convention on the Prohibition of the Use, Stockpiling, Production and Transfer of Anti-Personnel Mines and on their X Destruction Safe Schools Declaration X Paris Principles and Guidelines on Children Associated with X Armed Forces or Armed Groups Vancouver Principles on Peacekeeping and the Prevention of X the Recruitment and Use of Child Soldiers Political Declaration on EWIPA (Explosive Weapons in Populated X Areas)
B. National measures to end and prevent CAAC violations
1. What is the minimum legal age for recruitment (including voluntary recruitment) for service in military, paramilitary and security forces in your State?
18 years old.
2. If the legal age for recruitment is set below 18 years, what measures are taken to ensure compliance with the provisions of the Optional Protocol on the involvement of children in armed conflict, with particular regard to the obligation that children do not directly participate in hostilities and are not subject to mandatory recruitment?
3. Please indicate if your State has any national reference document (for example in the form of laws, regulations, policies or action plans) on issues related to the protection of children in armed conflicts.
66 As far as a specific reference document is concerned, it doesn’t exist. However, Italy has ratified all of the above treaties/political declarations.
4. Do the military doctrine and guidance of your State include issues related to children and armed conflict, with particular regard to the six grave violations identified by the UN Security Council: recruitment and use of children, killing and maiming, abduction, rape and other forms of sexual violence against children, attacks on schools and hospitals and military use of schools and hospitals, denial of humanitarian access to children?
Domestic doctrine and legislation regulate all these issues in accordance with the above- mentioned treaties/policy statements.
Within the framework of the the 34th International Conference of the Red Cross, held in October 2024, Italy committed itself, through a specific pledge, to strengthen the dissemination and implementation of International Humanitarian Law (IHL) and International Disaster Law (IDL) at a national level. This pledge includes collaboration in training for military personnel through the development of dedicated courses at various levels, as well as the revision, updating and systematization of training programs and materials in response to the challenges posed by contemporary armed conflicts. It also foresees a cooperation toward the finalization and adoption of the “Military Manual on International Law Applicable to Military Operations”.
5. How is the protection of children – especially with regard to the above-mentioned six grave violations - included in military planning and other operational considerations, including rules of engagement as relevant? Are there mechanisms to monitor and evaluate the implementation of such specific child protection procedures into operations?
The national planning procedures (operational plans, policy decisions, rules of engagement) evaluate all military conducts to prevent, among other things, all of these six serious violations. There are no specific procedures, but the general control mechanism (reporting of incidents, cases of exploitation and abuse, compliance with international humanitarian law) ensures compliance of operations with international law/treaties on child protection.
If relevant, please also indicate if your States has: YES NO reporting mechanisms specifically related to incidents involving children from operations to chiefs of defence or military planners and between X forces leading multi-national missions and forces providing personnel to such missions mechanisms to collect and monitor reported cases of exploitation and X abuse allegedly perpetrated by military, para-military and security forces mechanism to assess risk of abuse of small arms to commit or facilitate X serious acts against children mechanisms to collect within military operations, humanitarian activities or development cooperation projects disaggregated information per sex, X age, religion, and ethnicity of children affected by armed conflicts
67 mechanisms to protect the anonymity and personal data of children affected by armed conflicts collected during military operations, X humanitarian activities or development cooperation projects
If yes, please add any relevant information or comments with the view of sharing/identifying best practices.
6. How does the protection of schools in situations of armed conflicts feature in the military planning and other operational considerations of your State, including rules of engagement as relevant?
According to IHL and, in particular, Safe School Declaration, all operational planning procedures assess the presence of civilians (children) from the first plan.
C. Education and training activities for troops on CAAC issues
1. Do your armed forces receive dedicated training on issues related to children and armed conflict? The training of IHL in general, and about the children in armed conflict, is mandatory for all the military in operation. If relevant, please also indicate if: YES NO Specific matters related to children and armed conflict/child protection are X included in the basic education of armed forces Specialised in-service and/or pre-deployment trainings on children and armed X conflict/child protection are available Dedicated modules on children and armed conflict/child protection are included in the pre-deployment training for deployment of national contingents or X individuals to international peacekeeping missions and military deployments. First aid courses and other medical trainings of armed forces to prevent and X respond to child casualties are available Adequate mental health support is provided pre, during and post-deployment X for military encountering children during military operations
If yes, please add any relevant information or comments with the view of sharing/identifying best practices.
2. Does your State ban military training involving the use of firearms for children under the age of 18 years?
National legislation doesn’t consent the use of firearms for children under the age of 18.
D. International partnerships
1. In case of collaboration and training programmes of your State with other States, to what extent are issues related to children and armed conflict addressed and included in such programmes, in particular for those countries that are mentioned in the UN Secretary General annual report on children and armed conflict?
68 Italy takes action to combat all forms of violence against children during armed conflicts, including sexual violence, by encouraging States to adopt, develop and implement legal and administrative measures to ensure that violations against minors are criminalised and that perpetrators are brought to justice, in accordance with the provisions of the relevant international instruments. In particular, Italy never fails to make relevant recommendations to States where conditions of children are most concerning in the occasion of the Universal Periodic Review process in Geneva. During the 33rd International Conference of the Red Cross (2019), Italy committed itself, through a pledge open to the accession of other countries (c.d. "open pledge"), to take necessary actions to reduce the impact of armed conflict on the lives of children, ensuring respect for their fundamental rights in military training and decision-making, access to education in situations of armed conflict, restoration of educational structures in post-war times, and planning of humanitarian action. The pledge of Italy was the most supported among those presented at the 33rd Conference and was signed by 27 States and 18 humanitarian organizations. Following this commitment, Italy, also as co-chair of the European Union Group of Friends CAAC in Brussels, has advocated for and supported the update of the "EU Guidelines on Children and Armed Conflict", which was eventually adopted in June 2024. In order to guarantee the right to education during armed conflicts, in October 2021, the Fourth International Conference "Safe Schools" was held in Nigeria, in which Italy participated at political level to enhance its commitment, also underlining the attention of our country to the agenda Women, Peace and Security. The Fourth National Plan of Resolution 1325 "Women, Peace and Security" (2020-2024) includes a special focus on the protection of children, and in particular girls, in conflict and post-conflict areas. In addition, in 2020 Italy co- sponsored the UN General Assembly resolution establishing the International Day for the Protection of Education from Attacks (9 September), promoted by Qatar. Moreover, the widespread advocacy action of Italy in the context of the United Nations system deserves to be mentioned too. Italy is part of the Groups of Friends of Children and Armed Conflict (CAAC) set up in New York, Geneva (as well as at the EU and the OSCE). In October 2024, Italy, in collaboration with the Universities Network for Children in Armed Conflict (UNETCHAC) organized an event at the UN headquarters in New York focused on enhancing the international protection of children, particularly girl children affected by armed conflict, with the participation of the UN Special Representative for Children in Armed Conflict (SRSG CAAC), Virginia Gamba. In March 2025, within the framework of the 58th session of the UN Human Rights Council, the Permanent Mission of Italy to the UN in Geneva organized – together with the Office of the United Nations Special Representative for CAAC and UNETCHAC – a side event on the impact of emerging technologies and artificial intelligence on children involved in armed conflict. Collaboration with SR Virginia Gamba is particularly fruitful also in Brussels and New York, where the SR recently met with the Italian Permanent Representations, as well as in Rome, where the SR met with the Undersecretary of State for Foreign Affairs and International Cooperation, Giorgio Silli in April 2025. Italy also financially supports the Office of the Special Representative through voluntary contributions to the UN Fund for Children and Armed Conflict. Finally, the promotion of the rights of children, particularly in the context of armed conflict, is one of the main priorities for Italy’s candidature to the United Nations’ Human Rights Council for 2026-2028.
69 2. Does your State support capacity-building initiatives in the security and other sectors of other States, in particular those in conflict or post-conflict situations, which include the protection of human rights and fundamental freedoms and respect of international humanitarian law? If yes, to what extent are issues related to children and armed conflict addressed in these initiatives?
Italy raises awareness, both bilaterally and multilaterally, on the importance of preventing the recruitment and use of children during armed conflicts, and ensure the release of child soldiers and their reintegration through long-term interventions, encouraging the widest possible ratification of the Optional First Protocol to the Convention on the Rights of the Child on the Recruitment of Children. The Protocol has been ratified by 173 countries so far. Several initiatives are also financed by the Italian Cooperation, especially through the humanitarian channel, to ensure assistance in the fields of protection, health and food safety, and the continuity of education services in emergency contexts. Italy conducts periodic training sessions for national military forces on the rights of children in armed conflicts.
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